La vita non è sempre giusta: supereroi e piani B

Ho vivo ancora il ricordo di un giovane afhgano, lo chiamerò Bibi, un incontro casuale di quelli avvenuti sul lavoro, mi impressionò il suo aspetto trasandato e il suo stile laconico, ma a colpirmi di più, fu una frase: “La vita non è sempre giusta”. Come dargli torto, nell’agosto del 2021 i talebani entrarono a Kabul, gli eventi successivi lo costrinsero ad attuare una serie di piani B che lo condussero eroicamente prima in Libia e successivamente su una carretta del mare fino ad approdare verso la terra promessa: Italia.

La storia di Bibi, è la storia di uno dei tanti supereroi, arrivati da lontano alla ricerca di un futuro migliore.

Chi è oggi Bibi? Un lavoratore precario, lavora 12 ore, in una pizzeria gourmet del centro, la sua condizione di migrante irregolare non gli concede molte alternative. Sembra averlo capito anche il suo capo da sempre non molto tenero nei suoi confronti. D’altronde quando la tua posizione negoziale è pari a 0, ci può essere sempre chi dall’altra parte se ne approfitta. Le sue condizioni di lavoro sono: ingiuste e illegali. Lo sa bene anche Bibi che vive tutto questo in prima persona e cerca disperatamente un piano B.

dal piano a al piano b

Allestire un piano B per Bibi, così come per tutti i lavoratori italiani parzialmente stabilizzati, precari o irregolari: non deve essere facile.

Non sempre il piano A te lo sei scelto con gioia, il mercato non fa sconti, le possibilità sono limitate, come si è soliti dire: “prendere o lasciare”.

La vita non è sempre giusta, il mercato richiede sempre più lavoratori a basso costo, è un dato di fatto, gli orari impossibili si sommano ai turni festivi, che ci costringono a rinunciare al nostro spazio e tempo libero, ma a pensarci bene tutto questo è niente rispetto alle vite di chi è costretto a vivere situazioni di marginalizzazione e illegalità come Bibi.

Non è semplice gestire questo tipo di esperienza di vita, restare in equilibrio costante, senza perdere la calma, capire quando è il momento di reagire con forza o resistere con furbizia. Il gioco sociale del mercato può essere davvero cinico e senza umanità, le parti più deboli rischiano di finire inghiottite nel tritacarne del libero scambio.

Sento da più parti esigenza di rispondere al nemico, che può essere il datatore di lavoro insensibile o l’algoritmo senza cuore che ti spedisce dall’altra parte della città per una consegna, per chi si trova in questa situazione, non sempre ci sono tante vie di fuga, la strada del cambiamento non è semplice. Per attuare un piano B hai bisogno di tempo, la via d’uscita non è a portata di mano deve essere pianificata.

Supereroi del precariato

Lavoro precario e salari bassi dilagano in Italia. Secondo gli ultimi dati elaborati dal “Rapporto Inapp 2022”, il mercato del lavoro in Italia è intrappolato nella precarietà, 7 lavoratori su 10 sono precari, i lavoratori poveri sono quasi 11%.

Ebbene, è il caso di dire – i numeri non si sbagliano mai -. Il cerchio dell’inferno del precariato dove stabilmente sostano i supereroi del lavoro flessibile è sempre più affollato. Il rapper Caparezza, nella canzone “Eroe (Storia di Luigi Delle Bicocche)” fotografò meglio di qualunque altro la marginalità del precariato.

Per il rapper pugliese, ecco chi è il vero eroe:

“Sono un eroe perché lotto tutte le ore.

Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari

Dalle mani dei sicari, dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere”

Ti riconosci in Luigi Delle Bicocche? Bene, sappi che non sei l’unico/a!

Il supereroe di Caparezza è colui che oggi chiede retribuzioni più eque ed una riduzione degli orari di lavoro, potrei definirlo – sindacalmente vivo –  e allo stesso tempo si tiene lontano dal marciume dei bisogni indotti, è incorruttibile, non si piega alla società consumistica, è un supereroe a tutti gli effetti perché non ha bisogno di dimostrare agli altri chi è ma con immenso sacrificio risponde solo a sé stesso ed ai suoi cari.

Costruire il piano B all’interno di una situazione di debolezza

Se anche tu sei nella situazione di Bibi, oppure, vivi una condizione simile o uguale a Luigi Delle Bicocche. Allora, sei nel posto giusto, perché, a breve proverò a suggeriti come comportarti quando sei dentro ad una situazione di debolezza e come costruire un piano B.

Partiamo da un presupposto, prendere consapevolezza della propria condizione è il primo passo da compiere. Subito dopo bisogna non farsi sopraffare dalla pigrizia o dai falsi moralismi che ci impedisco di reagire, il passo successivo sta nel ricercare possibili alternative dedicando del tempo al nostro piano B cercando temporaneamente di sopravvivere all’interno dell’insoddisfacente piano A.

Affrontare il problema

Lo so non è bello, pensare i rapporti di lavoro in termini antagonistici, ma quando si vive una condizione lavorativa di debolezza e la nostra controparte esercita il suo potere in modo indiscriminato, abbiamo poche chance di avere la meglio, senza un approccio capace di ridurre al minimo l’atteggiamento prevaricatorio di chi gestisce il potere nei nostri confronti. Meglio in quel caso passare all’azione, essendo nello stesso tempo consapevoli e pragmatici.

A tal proposito nel suo saggio Alternative, Sebastiano Zanolli rispolvera un vecchio aneddoto arabo: “A un saggio che passeggiava sulla riva di un fiume un bigotto domandò: ‘Quando faccio il bagno che orientamento devo avere, verso la Mecca o all’opposto?’ Gli replicò il sapiente: ‘Devi guardare in direzione dei tuoi abiti per non farteli rubare”.

Dunque, ricapitolando.

Prima regola: accetta. Seconda regola: tieni d’occhio i vestiti.

Una volta compiuta la fase di consapevolezza/accettazione del problema è necessario resistere quanto più tempo possibile dentro il piano A dato che il più delle volte rappresenta unica garanzia di sopravvivenza.

Consigli pratici

Ecco una serie di consigli pratici per essere meno oggetto alla manipolazione di chi non rispetta la tua dignità di lavoratore:

  1. Non mostrare le tue debolezze, servirà a poco lamentarsi della tua condizione.
  2. Fai bene il tuo lavoro, evita ogni tipo di errore, acquisisci sempre più competenze, prova a diventare indispensabile.
  3. Non parlare ai tuoi capi o ai tuoi colleghi delle tue problematiche personali, mostra un atteggiamento positivo anche quando stai morendo dentro.
  4. Non isolarti, crea dei legami. Non attaccare briga con chi è più forte di te.
  5. Qualunque cosa succeda, prova a rispondere tramite il tuo lavoro con metodo e qualità.

Costruire un piano B, mentre sei ancora in un piano A, significa essere, nello stesso tempo efficaci ed efficienti, significa avere una grandissima organizzazione e motivazione al cambiamento personale.

La storia di Bibi, ha come obiettivo quello di denunciare lo stato delle cose, e aiutare a chi vive una situazione uguale/simile ad acquisire la consapevolezza della propria condizione, allo stesso modo i consigli pratici, hanno come scopo quello di aumentare le possibilità che tu possa trovare forza e coraggio per saltare dal piano A al piano B.

Quando tutto questo non è possibile, quando gli impedimenti diventano insormontabili, ricordiamo a noi stessi, che i supereroi moderni non vincono sempre ma restano tali nell’immaginario collettivo perché non si arrendono mai alle avversità.

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Francesco Sassano

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