Quando a comandare sono le aspettative

Ogni qual volta entriamo in contatto con un altro essere umano entriamo involontariamente nel campo delle aspettative. L’andamento delle relazioni non può essere mai deciso a tavolino. Non si possono definire regole certe. Anche lì dove ci sono dei contratti da rispettare ci sono dei margini di imprevedibilità, A può confliggere con B o viceversa. Ogni persona ha la propria storia, le proprie motivazioni, le proprie idee, ragion per cui non è possibile controllare ogni aspetto, ogni singolo attimo della relazione. Quando entriamo in contatto con una persona interessante, tante volte siamo portati a considerarla tale perché in quel momento risulta attraente ai nostri occhi, si esprime bene, ha un buon profumo. All’improvviso le aspettative personali, iniziano a parlarci. Ci spingono ad alzare l’asticella. Quando il Velo di Maya delle nostre attese nei confronti dell’Altro viene meno, cade giù, le incongruenze o ciò che noi giudichiamo tali ci infastidiscono. Non le avevamo notate prime. Ci irritano e ci fanno sentire degli incompresi. A quel punto attribuiamo le colpe alla diversità: delle nostre idee, degli stili di vita, dei modi di stare al mondo. Improvvisamente, la persona che non rispetta più i nostri standard, marcisce come uno yogurt scaduto dimenticato involontariamente nel frigo da mesi.  E lì che intervengono le nostre aspettative, si dirigono a noi come una folla inferocita e indispettita. C’è chi urla, c’è chi si lamenta del cibo, c’è chi non sopporta più le sue idee, chi ci ricorda dei suoi ritardi e delle sue sciatterie. La folla delle aspettative circonda il tuo castello, ti costringe ad uscire fuori dal tuo recinto. Provi a parlarci, ma la folla fischia e urla rabbiosa. Non vuole saperne. Resti lì immobile, zittito e atterrito.

Quando torni in te stesso, a volte è troppo tardi, perchè intanto le aspettative ti hanno ricordato e urlato cosa cercavi, cosa volevi e cosa non hai ottenuto. È in quel momento, che, la relazione cambia forma. Ciò che non avevi visto ti è stato mostrato, ciò che non hai ascoltato, ti è stato detto. A quel punto, iniziano gli out-out con l’altra persona. Se non cambi, ti mollo! Se non fai come dico io, sarò costretto a buttarti fuori di casa, a cambiare marito, a tirarti per il cravattino! Le aspettative, sono esplose, quella folla urlante oramai urla dentro di Noi. Ne siamo vittima. Certe volte crediamo di sapere tutto di noi stessi e di chi abbiamo accanto. In fondo non sappiamo nulla. Perché non conosciamo neanche cosa ci ha spinti verso quella persona. La nostra nave è stata abbandonata, è stata spinta giù dalla corrente dell’inconsapevolezza, senza rendercene conto, ci siamo comportati come quei capitani distratti che ad un certo punto del viaggio mollano la presa del timone. Potremmo definirlo il timone della nostra attenzione. È come se avessimo navigato, per ore, giorni e anni in modalità passiva, ci siamo fatti trascinare alla deriva dalle nostre sensazioni fisiche, dai nostri pensieri, che producono ricordi e catene associative fallaci.

Poi un giorno quando tutto è compromesso, quando la nostra nave fa acqua da tutte le parti, ci accorgiamo che la persona che abbiamo accanto non rispecchia più le nostre aspettative. Oramai, è troppo tardi, tutto è finito sul fondo del mare, tutto si è disperso. Quel che resta da fare: è ricostruire per poi ripartire ma prima è necessario riordinare le nostre aspettative. Certamente sarebbe molto meglio vivere senza grandi pretese così come fanno i grandi Maestri. Quelli bravi a dare senza chiedere ad amare senza aspettarsi nulla in cambio. È lì che nasce incanto, è lì che abbondiamo l’aspettativa, è lì che l’altro non ci fa più paura perché lo accettiamo così com’è. In quel momento siamo liberi di tornare a viaggiare con Lei o senza di Lei. Non siamo più prigionieri delle nostre banali aspettative. Siamo più semplicemente liberi: liberi dagli eventi, liberi dalle persone, liberi di valutare e accettare il tutto per come si presenta non per come ce lo saremmo aspettati.

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Francesco Sassano

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