Quanto è importante avere un piano b?

Viviamo un periodo storico in cui il concetto di “per sempre” è decaduto, coabitiamo all’interno di un mondo difficile da decifrare in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno. Pensare e programmare un Piano B potrebbe essere determinante in prospettiva futura.

Cosa resta da fare in un mondo liquido, popolato da persone che devono contrastare i cambiamenti ogni giorno e ogni momento?

Le nostre scelte “razionali” diventano fondamentali, non ci sono scorciatoie, siamo responsabili del nostro presente e del nostro futuro, Seneca invitava i suoi discepoli a non cedere alle avversità, ed a tal proposito diceva: “Non fidarti mai della prosperità e prendi sempre nota dell’abitudine della fortuna di comportarsi come le pare.”

Il cambiamento in atto, non è qualcosa di astratto, avrà dei risvolti sempre più determinanti ed indecifrabili.  Secondo il World Economic Forum, il 65% dei bambini che entrano nella scuola primaria oggi finirà per fare lavori completamente nuovi che non esistono ancora; in più dovranno adattarsi a svolgere più lavori nell’arco della vita non solo in termini di ruolo ma anche di settore.

All’interno di un’economia globalizzata, la variazione di un evento ha conseguenze sulle vite di milione di persone, la quantità delle variabili in campo sfuggono al nostro controllo.

Piano A o Piano B, è questo il dilemma?

A mio avviso non esiste una sola via alle nostre esistenze, apparteniamo ad una specie adattevole. Abbiamo innumerevoli capacità di agire per adattarci alle irregolarità degli eventi non previsti. La base del mio ragionamento, sta nel fatto, che il futuro è una scatola vuota in cui ognuno di noi inserisce le sue aspettative/illusioni.

Tutto quello che fino ad oggi non hai realizzato o che vorresti fare lo metti nella scatola del futuro. Che ruolo ha il passato? A differenza del futuro il passato è una scatola chiusa, in cui ognuno di noi mette ciò che vuole ricordare.

L’unica cosa che conta veramente, è il presente, partendo da chi siamo stati e da chi vorremmo essere domani, è nell’atto dell’oggi che troviamo risorse ed energie per plasmare la nostra esistenza.

Questa premessa è utile per uscire dal dilemma tra il piano A e il piano B.  In quanto ci sono due categorie di pensiero. La prima ritiene, che non c’è motivo di avere un piano B perché distrae dal piano A. La seconda invece, che un piano B è l’unica strada per affrontare meglio le avversità.

“Io odio il piano B, perché significa dubitare di te stesso ed è molto pericoloso” sostiene Arnold Schwarzenegger.

Questo tipo di opzione può essere valida quando hai un piano A della tua vita che ti permette di avere numerose alternative, quando possiedi così tante competenze e risorse materiali, come nel caso di Arnold Schwarzenegger tali da permetterti di rialzarti immediatamente. Il più delle volte cresciamo con un forte attaccamento al nostro piano A. Perdere il lavoro improvvisamente, essere scaricati dal proprio partner, avere problemi di salute possono rappresentare esperienze molto dolorose. La scatola del futuro non sempre è possibile riempirla delle nostre aspettative, determinati eventi sono fuori dal nostro controllo, ma il nostro modo di reagire non lo è quello dipende esclusivamente dalla nostra innata capacità di resilienza.

Progettare un piano B, può essere una valida soluzione quando il tuo obiettivo finale potrebbe improvvisamente essere condizionato dal caso.

Invece progettare un piano B, potrebbe avere un “effetto collaterale” nel momento in cui il raggiungimento del nostro obiettivo è commisurato dallo sforzo ed i risultati attesi dipendono in massima parte dal nostro impegno.

Il piano B non deve sempre implicare un cambio di direzione, non significa necessariamente rinunciare, ma può essere un altro modo per raggiungere il nostro scopo finale. In sostanza, il tuo piano alternativo potrebbe consistere nel progettare un altro percorso, come nel caso di Jeff Bezos, ritardare la disfatta del Piano A costruendo dei Piani B lineari ed aderenti al tuo piano iniziale, a proposito il proprietario di Amazon dice: “Prima o poi l’azienda andrà gambe all’aria. L’obiettivo è ritardare il più possibile l’arrivo di quel giorno fatale.

Più alternative ci creiamo più saremo capaci di rispondere alla complessità degli eventi?

Il dogma corrente presente nella stragrande maggioranza delle società occidentali ci induce a pensare che più scelte le persone hanno a loro disposizione più sono libere, e maggiore è la loro la libertà, maggiore è il loro benessere.

A smentire questa tesi, ci ha pensato lo psicologo Schwartz, avere più scelte contribuisce al nostro benessere psicologico, ma avere un ventaglio illimitato di opzioni, ha un costo in termini di decisioni sbagliate, ansia, stress, insoddisfazione, paralisi e persino depressione.

Il bombardamento informativo ci permette di avere infinte offerte materiali di conseguenza assumersi la responsabilità di una scelta diventa sempre più difficile, non a caso arriviamo al “paradosso della scelta” teorizzato da Schwartz, ossia “l’abbondanza di scelte può influire negativamente sulla nostra felicità.”

In conclusione, Schwartz ritiene che avremmo bisogno di una sfera limitata di opzioni entro le cui muoverci, per evitare dispersività, ansia, paralisi e persino stati depressivi.

A mio avviso un piano A è diverso da un piano B, così come afferma Zanolli:“non esiste necessariamente una scala gerarchica perché i piani non sono quasi mai comparabili.” (Sebastiano Zanolli, Alternative, ROI Edizioni)

Errore sta nel pensare il piano B come una scappatoia, una via di fuga, un ripiego al nostro piano A. Così facendo rischiamo di creare e distruggere, troppi piani potrebbero essere dispersivi e generare ansie ingiustificate. In conclusione, l’atteggiamento migliore è quello di considerare ogni piano, come un’ipotesi da confermare, in un mondo che cambia è necessario vestire i panni dell’esploratore, interpretare i dati del cambiamento.  In ultimo, facciamo nostro il suggerimento di Zanolli, quando dice: “Cercare di approcciare strade flessibili, che sfruttino la volatilità in modo da cogliere le alternative, ma che non la subiscano così tanto da farti rimanere spiazzato. In due parole, come ha insegnato Nassim Taleb: diventare antifragile.” 

Per ultimo il mio invito è il seguente : prosperare nel disordine, non arrendersi e considerare anche nuove alternative.

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Francesco Sassano

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