“Qui e ora” con Gina De La Fuente, la Mindfulness nella vita quotidiana

Insieme a Gina De La Fuente, scopriamo come utilizzare la Mindfulness nei momenti di transizione

Benvenuta Gina, puoi raccontarmi un po’ della tua storia personale? Quali esperienze e momenti significativi ti hanno portato ad abbracciare il mondo della mindfulness, e come questa pratica ha influenzato il tuo percorso di vita?

Ciao Francesco e grazie per l’interesse e per questo spazio dove esprimermi liberamente.

La mia storia parte dalla ricerca di uno stile di vita diverso, non chiuso né determinato, come invece sentivo che mi stavano costringendo a vivere man mano che crescevo. Mi stavo spegnendo. Volevo qualcosa di più oltre a studi, lavoro, soldi, casa e via dicendo. A me piace molto studiare, ma all’epoca non trovavo un percorso di studi che mi emozionasse davvero. Così, alla fine, ho fatto delle scelte che, giuste o sbagliate che fossero, mi hanno portata a intraprendere un percorso di vita più profondo, spinto dalla ricerca di esprimere al meglio il mio potenziale. A 20 anni sono passata dal vivere con i miei a Barcellona a studiare Scienze del Mare a Cadice. Poi, a 29 anni, mi sono trasferita a Genova, dove ho continuato il mio percorso di biologa marina all’università che stava andando alla grande, teoricamente.

Fino a quel momento, i cambiamenti di città, carriera, relazioni, amicizie e paese mi avevano stimolata e trasformata. Ma il cambiamento interiore più forte è arrivato a 36 anni, con una crisi esistenziale. Quando il percorso di vita va più in profondità, le esperienze diventano più intense e più sfidanti. Avevo già attraversato diversi livelli di cambiamento, ma questo è stato quello che mi ha colpita di più. Non stavano arrivando i risultati che mi aspettavo, e la mia vita non mi piaceva. Così mi sono licenziata. Dopo un anno, ho incontrato la mindfulness…o la mindfulness ha incontrato me. Serendipità! La mindfulness mi ha aiutata a restare serena di fronte ai fallimenti, a non farmi travolgere dai pensieri e a rallentare (ora spesso dico alle persone: non ho fretta), il tempo è sempre stato qualcosa che mi inseguiva, e ancora oggi ci lavoro.

Viviamo in una società che corre veloce, siamo sommersi da una miriade di impegni, richieste e aspettative. Quando vivi dentro una realtà confusionaria e performante rischi di perdere il controllo della tua mente. In quel momento entri nella sofferenza. Mi piace immaginare la mente umana come il mare: se le acque sono agitate non riuscirai mai a vedere cosa c’è sul fondo. Quando invece le acque sono calme, tutto ti sembra limpido, chiaro e trasparente. In quel momento preciso: sai cosa devi fare. Eppure, anche nel caos quotidiano, è possibile trovare un momento di calma, di consapevolezza, e di serenità difatti la mindfulness è molto più di una semplice tecnica di meditazione…Dopo questa inevitabile premessa, gentilmente potresti raccontarci i benefici della mindfulness nella vita quotidiana?

Esatto. La metafora del mare è molto utile. Perché anche se c’è il caos dentro di te trovi la calma, la quiete, il silenzio. Ma non è che trovi la soluzione o che i tuoi problemi svaniscono e sei nel regno della felicità. La mindfulness ti apre, ti ridimensiona, ti espande a vedere quello che è non quello che credi a seconda quello che ha costruito durante gli anni attraverso le esperienze passate. La mindfulness è pratica, esperienziale ed è qualcosa che abbiamo già in noi è una capacità mentale che ci dà potere.

Chi pratica mindfulness non diventa un essere illuminato senza problemi, ma cambia il modo in cui li affronta. Scopri cose nuove su di sé, sugli altri, sulla vita. Tutto diventa più morbido. La vita non è contro di te. Ti senti meno trascinato dai pensieri, meno disperso, più presente in quello che fai. E la cosa più importante è che ti rendi conto che, qualunque cosa accada, hai le risorse per affrontarla.

Oggi, la mindfulness è ampiamente radicata in Occidente come una delle pratiche più efficaci per gestire lo stress, promuovere la consapevolezza emotiva e migliorare il benessere generale. Quando si parla di mindfulness, spesso emergono dei miti e delle convinzioni errate che possono scoraggiare le persone dall’avvicinarsi a questa pratica. Te ne elenco alcuni: “La mindfulness è troppo complicata”, “La mindfulness è solo per persone spirituali”, “La mindfulness è solo per chi ha problemi di stress”. Ci potresti smentire questi miti? Quanto è fondamentale comunicare ma soprattutto capire che la mindfulness è una pratica accessibile e utile per tutti?

La mindfulness è diventata di moda più che radicata, a mio parere. Spesso, con le parole, si rischia di dare etichette senza sapere davvero di cosa si tratta. E nel caso della mindfulness, è molto frequente che venga manipolata e fraintesa.

Prima di tutto, voglio sottolineare che la mindfulness è una capacità mentale che possiamo usare in qualunque contesto o integrare come complemento ad altre pratiche. Io la utilizzo sulla base della mia esperienza e della formazione nel programma MBSR, quindi per la riduzione dello stress.

“La mindfulness è troppo complicata.” Ma cosa intendi con complicata? È la prima domanda che farei a chi lo dice. La mindfulness non è un rimedio per alleviare il dolore o una soluzione rapida ai problemi. Il termine mindfulness si riferisce all’attenzione piena al momento presente, senza giudizio. È una capacità da coltivare, qualcosa che porti con te ovunque.

Per me, complicato era svegliarmi ogni mattina, andare a lavorare con disagio e cercare di sbarazzarmi dei continui mal di testa. Secondo me, più che complicata, fa paura. Paura di guardarsi dentro… e questa la capisco bene!

Quindi no, la mindfulness non è solo per persone spirituali. Anzi, sì: siamo tutti spirituali! Ma cosa vuol dire spirituale? Hahaha.

La mindfulness è la capacità mentale che abbiamo di vedere la nostra esistenza così com’è. Significa vivere pienamente, con consapevolezza, creando relazioni e comunicazioni più attente e sane, per il nostro benessere e quello di chi ci circonda. Perché tutti, in misura maggiore o minore, abbiamo stress, cioè ostacoli, dolori fisici ed emotivi, situazioni scomode e difficili, persone con cui interagire, ecc.

La mindfulness è uno stile di vita da coltivare.

Curiosando nel tuo profilo Instagram, mi sono imbattuto in un post molto interessante. C’è una frase che mi ha colpito più delle altre in cui scrivi: “Lo stress non ci uccide, è il modo in cui reagiamo a farlo”. Raccontaci, come curi lo stress? Quali tecniche utilizzi?

Non curo lo stress. Lo stress è un meccanismo fisiologico naturale che abbiamo per rispondere a situazioni percepite come sfidanti. Ma quando diventa cronico può creare disagi fisici ed emotivi. Il programma MBSR utilizza la mindfulness per gestire lo stress e gli stimoli che il cervello interpreta come minacce, siano esse esterne o interne. Si tratta di un percorso di 8 settimane per coltivare la pratica dell’attenzione al momento presente, l’ascolto delle emozioni, del corpo e dei pensieri, con l’obiettivo di riconnetterci con noi stessi.

Io utilizzo questo approccio del MBSR integrandolo in un percorso di realizzazione personale e professionale.

Oggigiorno è sempre più importante trovare del tempo da dedicare a sé stessi. Ci potresti consigliare come strutturare una mindfulness routine, anche di soli 10 minuti al giorno?

Certamente! Per primo, scegliere un momento della giornata, al mattino o alla sera, può essere un buon punto di partenza.

Poi per chi desidera un approccio più formale: dedicare i primi cinque minuti al movimento del corpo: allungare le braccia, ruotare le spalle, sciogliere il collo, srotolare la schiena. L’idea è ascoltare il corpo senza forzarlo. Poi, fermarsi, chiudere gli occhi e portare l’attenzione sul respiro, semplicemente osservandolo.

Per chi invece vuole sperimentarla nella quotidianità, basta trasformare un gesto abituale in un esercizio di mindfulness: preparare il caffè, lavarsi i denti, camminare… Notare i movimenti, i suoni, le sensazioni. Anche sedersi su una panchina o in autobus, treno e osservare senza distrazioni tecnologiche è un ottimo modo per allenare la presenza.

E magari, proprio ora, mentre leggi, puoi provarci anche tu: assaporando ogni istante, momento per momento. E se ti accorgi di distrarti dando un’occhiata al cellulare… nessun problema, anche questo fa parte della pratica!

Molte volte pensiamo di non essere speciali, ci sentiamo in colpa perché non abbiamo ancora risposto alla domanda: cosa farò da grande? Durante la nostra telefonata conoscitiva, mi hai raccontato che oggi esiste uno strumento che può darti una risposta chiara. Si chiama Geniotipo è molto più di un test. Cos’è? Ci puoi descrivere la sua funzionalità?

Il Geniotipo è uno strumento innovativo di autoconoscenza, ideato da Tony Estruch, che aiuta a individuare il proprio talento innato, andando oltre i classici test di personalità. Infatti, non misura la personalità, ma il talento.

Frutto di oltre dieci anni di ricerca e validazione scientifica, il Geniotipo permette, con un semplice test di circa cinque minuti, di ottenere una “mappa” del proprio genio naturale: il Mabui, concetto giapponese che rappresenta la fonte di energia vitale. Rivela gli elementi naturali a tua disposizione e come combinarli per costruire il tuo percorso nella direzione giusta.

Estruch sottolinea come il talento sia stato poco esplorato rispetto alla personalità. Mentre la personalità si modella attraverso l’ambiente e le esperienze di vita, il talento è innato e legato alle capacità creative di ciascuno, ma non solo inteso come arte! Il Geniotipo parte proprio da questo principio: ognuno ha un talento unico che, una volta scoperto, può diventare la chiave per una vita più autentica e appagante.

Gina come ben sai all’interno del mio Blog c’è una sezione dedicata ai Libri. C’è stato un scrittore o una scrittrice che ti ha cambiato la vita? In più, ti piacerebbe un giorno scrivere un libro?

Siddharta di Hermann Hesse è un classico che mi ha colpito profondamente a 22 anni e che ancora oggi mi accompagna.

Mazal di Francesc Miralles, come tutti i suoi libri contemporanei, ha il potere di trasformarmi con la sua leggerezza carica di profondità.

Trasforma la paura in potere di Gabrielle Bernstein mi ha creato una connessione immediata con l’autrice. Per me è un punto di riferimento nella spiritualità e nella crescita personale moderna.

Scrivere un libro? Sì, mi piacerebbe! Non è mai stato un sogno nel cassetto, ma oggi è più accessibile che mai, e l’idea di condividere ciò che ho imparato per essere utile a qualcuno mi affascina. A volte, mi ritrovo a fantasticare sui titoli, sui temi legati alla mia esperienza e su tutto ciò che continuo a scoprire.

 
Prima di salutarci, dove e come possiamo metterci in contatto con te?

@latuamindfulness

latuamindfulness@gmail.com

Latuamindfulness – Genova

Ultimissima domanda: qual è il sogno più grande che speri di realizzare nei prossimi cinque anni, e quale passo pensi di dover compiere per avvicinarti a quel traguardo?

Vivere uno stile di vita libero, dinamico e stimolante. Collaborare con persone diverse nel percorso di trasformazione interiore e ispirare migliaia di persone a fare quel click che cambia tutto.

Continuare a coltivare la consapevolezza ogni giorno, perché magari domani potrebbe cambiare tutto.

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