Relazioni liquide: leggere e flessibili

Molte persone sognano di avere amore, amicizia e sesso. I profili social degli abitanti della società interconnessa sono lo specchio dei loro desideri. La modernità liquida con le sue tecnologie mette in crisi la relazione intesa come incontro tra due persone fisiche favorendo incontro online. Ci preoccupiamo di essere sempre raggiungibili, e virtualmente presenti, un down alla rete per alcuni rappresenta un vero e proprio dramma. Non riusciamo a immaginarci per un solo secondo, senza Google, senza Wikipedia, senza social.

È pratica quotidiana, preoccuparsi di aggiornare il proprio stato, aggiungere nuove foto o video, la nostra identità virtuale rappresenta il nostro marchio.
Un brand per essere più desiderato ha bisogno di essere pubblicizzato, così come le nostre vite per essere più appetibili devono essere pubblicate sui social. La nostra vetrina virtuale mette in mostra chi siamo o meglio l’immagine di chi vorremmo essere o il tentativo di comunicare con l’altro. Dietro la vetrina di un negozio, sono presenti i prodotti più interessanti quelli visibilmente più attraenti. Allo stesso modo ogni utente in modo o nell’altro prova a vetrinizzare la propria presenza social per rendersi più spendibile, più attraente, più simpatico agli occhi degli altri. I social non a caso rendono questo processo sempre più estremo, c’è la possibilità non solo di inserire foto, ma anche video e dirette. Il susseguirsi di visualizzazioni, di like e followers, misura il successo dell’utente.

Questo meccanismo non vi sembra molto simile alla vita del consumatore, il consumismo non consiste nell’accumulare beni, ma nell’usarli e smaltirli così come nel caso delle nostre performance sul web.

La vita del consumatore è leggera, e veloce, ed il volume dei suoi consumi rappresenta il successo della vita dell’homo consumens. Quell’uomo o quella donna, sono considerati di successo, nel momento in cui hanno raggiunto standard di vita inimmaginabili. La loro capacità di consumare in eccessi permette di essere apprezzati e desiderati. Una società di questo tipo favorisce rapporti improntati all’interesse personale, non c’è spazio per la communitas, e la produzione interna di una economia morale, intesa come cura e aiuto reciproci, vivere per l’altro e con l’altro, stringere e coltivare rapporti umani a lungo termine, tradurre i diritti in obblighi, condividere le responsabilità per il benessere di tutti. Questi elementi sono desueti, assorbiti dal libero mercato. Le relazioni sono improntate nell’ottica del libero scambio. Sintenticamente: tutto è merce. L’indagine sociologica è studio delle relazioni, il comportamento umano, incluso quello amoroso, si costruisce all’interno delle dinamiche storiche, culturali ed economiche. Una società come la nostra non favorisce i legami sociali, il tempo attuale invece celebra l’istante e la soddisfazione, ottenuta prima ancora di desiderare. La voglia, prende così il posto del desiderio.

Bauman, il teorico della società liquida, ritiene che parlare di desiderio può risultare eccessivo. A tal proposito scrive: “Come per lo shopping: oggigiorno chi va per negozi non compra per soddisfare un desiderio, come ha osservato Harvie Ferguson, ma semplicemente per togliersi una voglia”.

Non a caso i centri commerciali sono progettati per istillare desideri facili a nascere e rapidi nell’estinguersi. L’unico obiettivo di chi progetta un centro commerciale è quello di reiterare all’infinito nel consumatore l’eccitante momento del lasciarsi andare. Anche le relazioni amorose, assumono sempre più questa nuova forma di leggerezza. Il principio del “togliersi una voglia” è inculcato dalla condotta quotidiana del mercato dei beni di consumo, e, la relazione delle persone segue il modello dello shopping. Il consumatore medio quando non è soddisfatto di un prodotto semplicemente lo sostituisce. Senza nessun rammarico, ogni giorno, milioni di consumatori tendo a disfarsi di cellulari, pc, auto ancora funzionanti per versioni più aggiornate.

Sempre più relazioni sono pilotate dalla voglia, eternità della relazione affettiva rischia di essere secondo una logica consumistica un investimento rischioso e poco remunerativo. In sostanza l’uomo moderno, vive nell’insicurezza. Non conosce il suo domani. La relazione amorosa rischia quotidianamente il naufragio, l’altro potrebbe decidere in qualunque momento di uscire dal vincolo non più vincolante. La società del consumo, suggerisce di narcotizzare la paura del soffrire e quindi di esserne vittima, inducendo a generare un consumo spasmodico di relazioni amorose. L’istituzione del matrimonio è la negazione di un uso ottimale delle proprie risorse sessuali in quanto costituisce un patto esclusivo: per sempre insieme nella buona e nella cattiva sorte. Il nuovo capitalismo, esalta la performance, ognuno ha modo di mettersi in gioco, esalta il godimento a discapito di ogni legame. L’obiettivo primario è raggiungere i propri scopi, la funzionalità della relazione rischia nel lavoro come nel campo amoroso, di essere viva fino a quando c’è uno scopo comune da raggiungere. Subito dopo la spinta autogena al consumare per consumare ci induce a sacrificare il legame per raggiungere utile.

In sostanza in una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti all’uso, soluzioni veloci, la soddisfazione immediata, e risultati senza troppa fatica. Ci spinge a riflettere: perché mai le relazioni dovrebbero fare eccezione alla regola dominante?

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Francesco Sassano

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