Ritrovarsi. Ritornare. Rinascere: ne parliamo con la mental coach, Sonia Pirrello
Cambiare è difficile. A volte sembra impossibile.
Quando ci sentiamo bloccati, stanchi, disillusi, l’idea stessa di poter essere diversi, di tornare a noi stessi o – più ancora – di rinascere, ci appare lontana, fragile, utopica.
Eppure, è proprio nei momenti di maggiore disconnessione da noi stessi che si apre una possibilità: quella di ascoltare con coraggio le nostre emozioni, di trasformare il disagio in consapevolezza, e la crisi in un nuovo inizio.
Sonia Pirrello, mental coach certificata ICF, ha vissuto in prima persona questo processo.
«Per anni mi sono sentita invisibile, sempre forte per gli altri ma profondamente esausta dentro», racconta. «Poi ho capito che la rabbia, la stanchezza e il senso di vuoto non erano nemici da combattere, ma alleati: bussola preziosa per ritrovare me stessa.»
Oggi Sonia accompagna principalmente donne – ma anche tutte le persone che sentono il bisogno di tornare a casa, dentro di sé – in percorsi di trasformazione personale. Attraverso strumenti come il coaching trasformativo, le neuroscienze applicate, la scrittura terapeutica, la mindfulness e un approccio integrato mente-corpo, guida le persone a ritrovarsi, ritornare e rinascere.Il suo simbolo è la farfalla: non solo immagine di bellezza, ma metafora viva del cambiamento. Un bruco che attraversa il buio del bozzolo per scoprire la libertà del volo. «È così che vedo le persone che accompagno: capaci di trasformare la propria fatica in forza e di rinascere a una versione più autentica di sé.»
Ma perché il cambiamento è così difficile da attivare, anche quando lo desideriamo?
Perché siamo fatti – nel bene e nel male – delle nostre abitudini, dei nostri automatismi, delle nostre paure. Sfidare ciò che conosciamo di noi stessi significa mettere in discussione convinzioni radicate, affrontare verità scomode, e spesso riconoscere che per troppo tempo ci siamo messi da parte.
Eppure, proprio lì, nella fatica, può nascere la svolta.
Ogni momento di crisi è un invito. Ogni emozione ignorata può diventare una guida.
È solo riconoscendo i nostri blocchi – con gentilezza e onestà – che possiamo iniziare a scioglierli.
Come ricorda anche il celebre coach Tony Robbins:
“Il cambiamento è inevitabile. La crescita personale è una scelta.”
Ed è proprio di questo che parleremo con Sonia Pirrello: di come ritrovarsi non sia un ritorno al passato, ma un atto d’amore verso chi siamo ora.
Di come ritornare significhi riappropriarsi del proprio sentire.
E di come rinascere sia possibile, sempre – anche dopo le cadute, anche quando non ci crediamo più.
Perché non siamo ciò che siamo stati.
Siamo ciò che scegliamo di diventare.
Un viaggio tra stanchezza, rabbia e consapevolezza con la coach Sonia Pirrello
Abbiamo spesso l’idea che la stanchezza sia solo una questione fisica, da risolvere con una notte di sonno o qualche giorno di riposo. Ma cosa succede quando, nonostante il riposo, continuiamo a sentirci svuotati, demotivati, disconnessi?
La coach Sonia Pirrello conosce bene questa sensazione: per anni ha vissuto con la convinzione di dover essere sempre forte, sempre presente, sempre all’altezza. Fino a quando quella stanchezza ha iniziato a parlare con un linguaggio nuovo, rivelando bisogni più profondi, emozioni represse e un’identità che chiedeva spazio per emergere.
Sonia nel suo lavora, guida le persone a ritrovare il proprio centro, trasformando segnali come la stanchezza, la rabbia e il malessere in alleati preziosi per il cambiamento. Perché sì, anche la rabbia può diventare forza, e il corpo può tornare a essere un punto di partenza per il benessere emotivo.
In questa intervista esclusiva, abbiamo chiesto a Sonia di aiutarci a fare chiarezza su tre grandi temi spesso trascurati, ma centrali nei percorsi di trasformazione personale:
La stanchezza come messaggio da ascoltare
La rabbia come energia da canalizzare
L’equilibrio corpo-mente come fondamento del benessere
Un dialogo autentico, profondo, e concreto, per imparare a trasformare le nostre crisi in occasioni di rinascita.
Intervista esclusiva a Sonia Pirrello
Sonia, nel tuo percorso personale hai raccontato di aver vissuto momenti di forte stanchezza emotiva. Quando hai capito che non si trattava solo di fatica fisica e che era arrivato il momento di ascoltare quella sensazione?
L’ho capito quando non bastava più dormire o riposarmi per sentirmi meglio. La stanchezza che sentivo era più profonda, non nel corpo ma dentro. Era un vuoto, un peso emotivo. In quel momento ho capito che non potevo più ignorarlo: dovevo ascoltarlo e cambiare.
Viviamo in una società in cui sfoggiare un’agenda piena è percepito – spesso inconsciamente – come un segno distintivo di status. Come nota la prof.ssa Silvia Bellezza in uno studio sulla “conspicuous consumption of time”, mostrare di essere occupati può suggerire ambizione, competenza e domanda sul mercato del lavoro . Quanto pensi che questa cultura del “fare a tutti i costi” ostacoli la nostra capacità di ascoltarci davvero? In che modo possiamo disinnescare questo meccanismo sociale e riconoscere il valore del tempo lento e riflessivo, senza cadere nella colpa?
Tantissimo. Viviamo in una società che ci fa credere che più siamo impegnati, più valiamo. Anch’io ci sono caduta per anni. Ma quella corsa continua ti svuota. Ho imparato che fermarsi non è una perdita di tempo: è un atto di amore verso di sé.
Hai parlato spesso di quanto la rabbia, se compresa e canalizzata, possa diventare una forza trasformativa. Qual è stato per te il momento in cui questa prospettiva è cambiata?
Quando ho smesso di vederla come un difetto. Per me la rabbia era sbagliata, qualcosa da nascondere. Poi ho capito che era una bussola: mi stava mostrando i miei confini e i miei bisogni. Non era un nemico, ma un’alleata.
Spesso dietro la rabbia si nascondono emozioni più profonde come la tristezza o il dolore. Come possiamo riconoscere cosa c’è “sotto” la rabbia e utilizzare questa consapevolezza per iniziare un percorso di guarigione emotiva?
Ho capito che se non sto bene io, non posso stare bene nemmeno con gli altri, né far star bene chi mi circonda. La rabbia mi ha insegnato che devo mettermi al primo posto: non per egoismo, ma perché la mia serenità è la base di tutto.
Una parte importante del tuo approccio è quella che mette in relazione mente, emozioni e corpo. In che modo la connessione con il corpo può diventare il primo passo verso una rinascita interiore?
Il corpo non mente mai. Anche quando dici “sto bene”, il corpo parla: tensioni, mal di stomaco, spalle chiuse. Imparare ad ascoltarlo ti riporta al presente e ti fa capire dove hai bisogno di prenderti cura di te.
In un mondo in cui tutto è liquido, come direbbe il sociologo Zygmunt Bauman, anche le emozioni sembrano aver perso una direzione stabile. Siamo spesso iperconnessi con l’esterno ma profondamente disconnessi da noi stessi. Come si può, secondo te, recuperare un senso di radicamento e autenticità in mezzo a questo caos emotivo?
Rallentando. Tornando a noi stesse. Smettendo di vivere solo per piacere agli altri. L’autenticità nasce quando impari ad ascoltarti davvero e a vivere in linea con i tuoi valori, non con quello che gli altri si aspettano.
Ogni cambiamento – anche il più desiderato – può far paura. Quali parole senti di voler offrire a chi oggi si trova in un momento di crisi o di grande stanchezza e non riesce ancora a intravedere la via d’uscita?
Direi che non è solo e che non è sbagliato. Anche se ora sembra tutto buio, la luce c’è. Non serve fare passi enormi: basta iniziare da uno piccolo, ogni giorno. La forza si costruisce camminando.
Guardando al futuro, quali sono i progetti che stai coltivando? Hai in programma nuovi percorsi, strumenti o esperienze per accompagnare chi desidera ritrovare sé stesso e rinascere?
Sto continuando a crescere e a formarmi perché credo che un coach debba sempre lavorare su di sé per poter accompagnare gli altri. Ho già integrato nel mio lavoro le neuroscienze applicate al coaching, la scrittura terapeutica, la mindfulness e le basi della PNL.
In questo momento sto portando avanti nuovi percorsi come il mental coaching sportivo, le costellazioni familiari e il Reiki, che mi aiuteranno a completare sempre di più il mio approccio.
La mia missione è chiara: accompagnare le persone – soprattutto le donne – a ritrovare fiducia, amore e libertà interiore. Voglio che chi si sente bloccato possa ricominciare da sé stesso e riscoprire la propria forza, lavorando su mente, emozioni e corpo insieme.