Scopriamo insieme alle pedagogiste Ciucio Danila e Garberino Elisabetta: 3 frasi efficaci, utili a gestire al meglio le relazioni con i nostri figli e nipoti
[Fai in modo che alla fine della giornata il numero di commenti positivi che hai regalato ai tuoi figli superi abbondantemente il numero di ordini, istruzioni o commenti negati.]
La frase sopra citata è di Álvaro Bilbao un noto psicoterapeuta, padre di tre figli e autore di un bellissimo libro intitolato “Il cervello del bambino spiegato ai genitori”.
Oggi partiamo da questa frase di Bilbao, per due motivi.
Il primo è presto spiegato: regalare un commento positivo ai nostri figli significa costruire una relazione sana e una società migliore.
Il secondo, nasce dall’esigenza pratica di fornire ai genitori e ai nonni della Community di AlimentaLaMente, una serie di strumenti efficaci per gestire le relazioni con i propri figli/nipoti.
Da questa sede siamo sempre più convinti che un linguaggio positivo e accogliente qualifica la relazione adulto-bambino. Le parole che scegliamo di pronunciare ai nostri figli sono determinanti non possiamo usarle a caso.
Per di più sono fermamente convinto che molto dipende anche da “come dici” le cose. Le parole hanno un potere magico ancora di più quando abbiamo di fronte un bambino che superati i due anni cerca di costruirsi faticosamente la propria identità integrata con l’ambiente circostante.
Per creare una relazione sana e costruttiva con i nostri piccoli è necessario avere un atteggiamento consapevole. Non si può trascurare il fatto che i bambini provano le stesse emozioni e sentimenti degli adulti ma a differenza nostra non hanno alcun filtro comportamentale ed intellettuale. Per questo motivo un genitore consapevole e responsabile per costruire un rapporto di fiducia con i propri figli deve impegnarsi a utilizzare un linguaggio empatico. Non a caso, bisognerebbe esercitarsi ad usare il meno possibili le solite frasi. Come ad esempio: “Stai zitto!”, “Muoviti!”, “Smettila!”. Lo so bene che esprimersi in modo positivo può sembrare impossibile soprattutto quando siamo carichi di tensione ma è necessario per il bene dei nostri figli rompere degli schemi di comunicazione consolidati ed affacciarci ad una serie di espressioni che ci aiuteranno a sintonizzarci maggiormente con i nostri piccoli.
Per fare questo passo, mi sono rivolto a due giovani e valide pedagogiste siciliane, le Dottoresse Ciucio Danila e Garberino Elisabetta. Danila ed Elisabetta, dopo aver conseguito la Laurea in Scienze dell’Educazione primaria, hanno iniziato a lavorare presso un asilo privato palermitano. Inoltre, insieme hanno aperto uno studio pedagogico in cui svolgono consulenze genitoriali e progettano insieme laboratori narrativi, emozionali e sensoriali per bambini di 0-5 anni. La Dott.ssa Ciucio e la Dott.ssa Garberino ci spiegheranno i vantaggi di una comunicazione empatica nei confronti dei più piccoli. Ma soprattutto ci insegneranno come mettere da parte: i toni minacciosi, le frasi svalutative, gli imperativi categorici che mal funzionano tra noi adulti figuriamoci con i bambini.
Intervistiamo la Dott.ssa Ciucio e la Dott.ssa Garberino: “Invece di dire” …“Prova a dire” …
Dott.ssa Ciucio, in un rapporto adulto-bambino a fare la differenza non è “cosa dici” ma “come lo dici”. Ci può aiutare a comprendere meglio questo concetto?
Il dialogo con un bambino non è sempre facile, mettersi nei suoi panni, cercare di comprenderlo avvolte per noi adulti può essere un compito arduo da attuare. Se pensiamo che il bambino ha delle crisi per delle cose che per noi possono essere “SCIOCCHE”, ma allo stesso tempo non riusciamo a gestirle, dovremmo farci due domande, non sono poi così sciocche come noi pensavamo! Non bisogna soffermarsi sul motivo della crisi, ma sul perché il bambino ha reagito in questo modo, cercare di metterci nei suoi panni, di pensare come lui pensa e offrire delle alternative, delle soluzioni per aiutarlo a gestire tale frustrazione. Ora facciamo un esempio che può sembrare banale, lo faccio spesso ai genitori, pensate di avere un dialogo con qualcuno, vi state raccontando, avete bisogno di essere ascoltati e questo qualcuno reputa la vostra preoccupazione frivola, voi come vi sentireste?
È così che si sentono i bambini quando noi non diamo importanza a ciò che stanno provando, oppure quando cerchiamo a tutti i costi di farli smettere di piangere senza riflettere sul modo. Per far si che nasca una sana relazione adulto-bambino innanzitutto significa mettere da parte i nostri pregiudizi e aprirci molto di più all’ascolto. Porci con i bambini in modo semplice e aperto!
Anziché dire al bambino “smettila di piangere”, possiamo provare a dire: “perché stai piangendo? Vuoi provare a raccontarmi cosa è successo?”
Dott.ssa Garberino, per creare una buona relazione adulto-bambino, è necessario agire responsabilmente e non d’impulso. È possibile ridurre le ambiguità tra il verbale e non il verbale?
All’interno della relazione adulto-bambino nulla può essere lasciato al caso, anche perché il significato di un messaggio arriva soprattutto tramite la postura, il tono della voce e le espressioni facciali; tutto quello che noi definiamo “comunicazione non verbale”. I bambini, soprattutto, tendono a far molto più caso a “come” le cose vengono dette rispetto all’aspetto verbale. Un genitore, infatti, deve prestare attenzione all’aspetto non verbale per assicurare un’efficace sviluppo delle competenze sociali e relazionali del bambino. Per assicurare tutto ciò è importante che non vi sia un’ambiguità tra il verbale e il non-verbale, per limitare al minimo le contraddizioni e permettere al genitore di essere autorevole.
Per limitare tali ambiguità e avere una coerenza comunicativa, il genitore deve utilizzare gli strumenti dell’ascolto attivo e dell’empatia. Attraverso l’ascolto attivo, infatti, il genitore tiene conto dei bisogni del bambino per trovare i giusti strumenti per intervenire. Attraverso l’empatia, invece, il genitore si pone sullo stesso piano del figlio per comprendere il suo punto di vista e le sue emozioni. Tali strumenti permettono al genitore di mettere in atto una coerenza comunicativa che promuove una maggiore connessione con i propri figli. Le parole seguite da un’apertura corporea, da un sorriso e da amorevolezza permettono al bambino di sentirsi pienamente accolto.
Dott.ssa Ciucio, durante una tensione tra adulto-bambino: quanto è importante trasformare l’Io in Noi?
Trasformare l’io in noi è fondamentale per far si che si crei un rapporto di “fiducia” tra il bambino e il genitore. Per gestire le emozioni negative dei nostri bambini, non esistono soluzioni veloci e semplici, il metodo che bisogna evitare è quando assumiamo un atteggiamento di “non ascolto” invocando il silenzio al contrario sarebbe più opportuno non giudicare e imparare a recepire e interpretare il dialogo nascosto. Come dicevo pocanzi, l’adulto deve discordarsi dal proprio baricentro e mettersi nel baricentro dell’altro (in questo caso del bambino) cercando così di mettersi nella posizione di ascolto e aprirsi dinanzi al bambino. Solo se l’adulto sostituisce IO con il NOI, riuscirà a ricevere l’attenzione del bambino ripristinando un’atmosfera di condivisione e amorevolezza. Dobbiamo cercare di far sentire il bambino accolto, di non farlo sentire sbagliato o giudicato, di accogliere la sua frustrazione e cercare delle soluzioni insieme, così facendo avremo un bambino sereno che in futuro sarà anche in grado di gestire lo sconforto in modo autonomo.
Dott.ssa Ciucio e Dott.ssa Garberino, offriamo ai nostri lettori la prima frase efficace per gestire al meglio la tensione adulto-bambino. Una delle più classiche risposte d’istinto dei genitori, è la seguente: “Basta capricci!” al suo posto potremmo dire: “Vieni qui che mandiamo via le lacrime!” Ci potete insegnare come comportarci in momenti di questo genere?
Innanzitutto bisogna specificare che i “capricci” non esistono, ma è soltanto l’identificazione di una crisi del bambino e un canale che permette al bambino di comunicare sensazioni ed emozioni. Bisogna specificare che i bambini, soprattutto a 2 anni, vogliono acquisire l’autonomia e la piena libertà. Il genitore per far fronte a tali capricci, dovrebbe accogliere il loro punto di vista e comprendere che dietro i capricci vi è l’espressione di un bisogno-problema del bambino. Non vi sono “ricette” da seguire, ma importante è non assecondare la crisi e attendere che quest’ultima passi, in modo da poter successivamente dialogare con il bambino, capire come si è sentito e dare un’alternativa di scelta. Questa alternativa permette al bambino di essere compreso e accolto nel suo bisogno. Ad esempio possiamo dire al figlio: “vieni qui. Siediti accanto a me, cosa stai provando? Perché ti sei arrabbiato?”. In questo modo si promuove un dialogo efficace con il genitore. Inoltre bisogna offrire alternative alle crisi dovute ai capricci: “vieni qui che mandiamo via le lacrime”; può essere un modo efficace per accogliere il bisogno del bambino, per aiutarlo a gestire la frustrazione e successivamente superarla.
Bisogna ammetterlo: quando un bambino urla, scalcia e sgrana gli occhi non piace a nessun genitore; l’impulso è quello di fare qualsiasi cosa per far cessare la crisi (anche dare al figlio il cellulare per calmarlo). Così facendo, però, stiamo solamente bloccando l’emozione del bambino senza trarne nessun beneficio e aiuto.
Dott.ssa Ciucio e Dott.ssa Garberino, passiamo alla seconda frase efficace. Invece di dire: “Se fai il bravo ti compro un gioco!” potremmo utilizzare la formula: “Aiutami a fare questo così possiamo giocare insieme!”. Ci potete istruire al meglio su come gestire una circostanza di questo tipo?
Concordiamo nell’affermare che <<se fai il bravo ti compro un gioco>> è un vero e proprio ricatto sia sul piano emotivo che sul piano morale. Così facendo, il genitore sta insegnando al bambino che nel momento in cui lui compie una buona azione deve per forza aspettarsi qualcosa in cambio. L’accezione di “bravo” e “brava” ha delle caratteristiche manipolatrici che diventano sleali nell’educazione dei propri figli. Si tratta, infatti, di un’educazione autoritaria che permette di far attuare ai propri figli dei comportamenti solo in cambio di qualcos’altro. In tal senso, il bambino non imparerà mai nulla sul valore morale ed etico di quanto insegnato dai genitori, ma attuerà dei comportamenti solo e soltanto in virtù della ricompensa che avrà da parte del genitore. Il “bravo” detto dal genitore per far contento il figlio non è educativo. Il genitore dovrebbe, invece, utilizzare la formula del “aiutami a fare” che si pone come una mano tesa che permette di creare una relazione tra il bisogno che ha il bambino in quel momento di giocare e il bisogno dell’adulto-genitore di portare a termine le sue incombenze. Questo tipo di approccio educativo permette al genitore di aprire un ponte di dialogo che implica l’esistenza di un “noi” e non soltanto di un “io giudicante” che non tiene conto del punto di vista del bambino e dei suoi bisogni.
Dott.ssa Ciucio e Dott.ssa Garberino, passiamo alla terza frase efficace. Invece di dire: “Se non mangi niente gelato” sarebbe meglio utilizzare la seguente frase: “Quando avremo finito mangeremo il gelato”. Ci potete insegnare sul come comportarci in una situazione di questo tipo?
<<se non mangi, niente gelato>> è un’ulteriore affermazione che nasconde dietro di sé un ricatto del genitore dinanzi al figlio: serve soltanto a promuovere ancora di più episodi di crisi del bambino nei confronti dei genitori. In tal senso, il genitore tende a sfidare il bambino e quest’ultimo accentuerà ancora di più la sua opposizione. Un’educazione efficace deve tener conto del peso che hanno le parole nella relazione educativa genitore-figlio. Tendendo a sfidare o ricattare il figlio, il genitore può solo aspettarsi una falsa accettazione delle regole da parte del bambino, in quanto quest’ultimo mette in atto determinate regole e comportamenti solo per paura della reazione del genitore. In tal senso, viene meno la funzione normativa e affettiva della genitorialità: in quanto il genitore non si pone come punto di riferimento affettivo del figlio, ma viene visto solo come una figura autoritaria che deve essere assecondata solo per il timore di sbagliare. Tale tipo di educazione porterà alla crescita di un figlio che non saprà come approcciarsi e superare i problemi della vita di tutti i giorni.
Per promuovere una relazione educativa efficace genitore-figlio, il genitore deve aprirsi al dialogo e all’alternativa di scelta. Ad esempio utilizzare la frase <<Quando avremo finito mangeremo il gelato>> permette al bambino di capire quale comportamento giusto mettere in atto, allo stesso tempo si sente compreso e ascoltato dal genitore e per questo finirà per assecondarlo. Tale argomentazione riprende la tanto e agognata educazione alimentare che divide l’opinione dei genitori su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Purtroppo il tira e molla tra “fa bene” e “fa male”, tra “questo poco anche se ti piace tanto” e “questo tanto anche se ti piace poco” è un tormento nella vita di molti bambini.
È importante osservare e ascoltare i figli quando si è a tavola tutti insieme, in quanto si tratta di un’occasione unica per conoscerli a fondo come persone, per scoprire aspetti nuovi o superati dalla loro crescita, per promuovere la condivisione, per cucinare le cose che preferisco senza rinunciare ad una sana alimentazione e per offrire loro la possibilità di ampliare il loro senso del gusto. Proprio per questo, offrire l’opportunità di mangiare il gelato può essere un’occasione per il genitore di riuscire a far assaggiare qualcosa di nuovo al figlio; occasione che non avrebbero potuto avere imponendo loro qualcosa solo attraverso il ricatto.
Dott.ssa Ciucio e Dott.ssa Garberino, nella vita di tutti i giorni siete due insegnanti ma avete anche uno spazio web dove offrite gratuitamente i vostri consigli? Pensate nel futuro prossimo di aprire un Blog?
Si, nella vita di tutti i giorni siamo due educatrici presso un asilo nido sito a Palermo. Nonostante ciò, abbiamo deciso di avviare un’attività privata presso uno studio pedagogico, nel quale offriamo consulenze genitoriali e progettiamo laboratori narrativi, emozionali, sensoriali e psicomotori per bambini di 0-5 anni. Nel contempo, portiamo avanti le nostre pagine web Instagram e Facebook che portano il nome di “Educatrici Briose” nelle quali sponsorizziamo le nostre attività e sensibilizziamo i genitori sugli argomenti educativo-pedagogici della prima infanzia. Proprio per questo realizziamo anche dei Webinar destinati ai genitori e ai loro bisogni.
Attualmente non abbiamo un blog, ma non ci precludiamo l’idea di realizzarlo, in quanto pensiamo sia un canale comunicativo perfetto per entrare in contatto con i genitori per sostenerli nella loro genitorialità.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Per quanto riguarda i progetti futuri, sicuramente auspichiamo di poter lavorare sempre insieme e portare avanti le nostre conoscenze e le nostre competenze per metterle al servizio dei genitori e dei bambini. Sicuramente il nostro sogno è quello di ampliare lo studio pedagogico per permettere di promuovere molte più attività destinate alla prima infanzia.