Se la vita non funziona va cambiata

La vita non è un processo lineare lo sviluppo umano è caotico, circolare e quasi del tutto imprevedibile. Siamo erroneamente portati a pensare che la vita sia breve ma a dire il vero molte volte tendiamo a sprecare il nostro tempo in faccende inutili, in lavori poco gratificanti, con partner sbagliati, vivacchiando di qua e di là. Secondo Seneca la vita non è affatto breve, perché “in realtà non è che di tempo ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto e la vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandi imprese”.

Per ricominciare da zero, per aprire un nuovo ciclo lavorativo, per cambiare partner oppure città ci vuole semplicemente coraggio. Se la vita non funziona va cambiata. Se sei qui su questa pagina e stai leggendo con attenzione il mio articolo forse ti sarà capitato di immaginare di cambiare vita.

Per caso anche tu sei uno di quelli che vorrebbe cambiare città, lavoro o partner?

Non è facile cambiare percorso di vita anche perché il nostro spirito di sopravvivenza ci suggerisce quasi sempre di “non abbandonare la strada vecchia per la nuova”. Il cambiamento spaventa anche perché a volte contraddire alle consuetudini introiettate all’interno del nostro gruppo di pari ci provoca un senso di colpa tale da impedire ogni forma di trasformazione. In sostanza a nessuno piace sentirsi inadeguato e diverso agli occhi dell’altro.

In più gli esseri umani cercano sempre in qualche modo di prevedere il futuro, vogliamo sapere in anticipo come va finire e tutto questo ci spaventa tremendamente. Se cambio città e poi me ne pento? Se cambio lavoro e poi mi rendo conto di aver sbagliato? Se lascio mio marito e poi ne soffro?

Cambiare, significa diventare altro da ieri, significa ascoltare quella vocina che continua a ripetere – “E poi..?” –  in quel preciso istante, quell’interrogativo va ascoltato e non rifiutato, anche perché al suo interno ci sono le nostre umane paure. L’ascolto implica l’accettazione ma solo attraverso la consapevolezza sarai capace di assumerti il rischio insito nel cambiamento.  È possibile modificare la tua condizione inziale di sofferenza nel momento in cui te ne assumi la responsabilità. Restare dentro la sofferenza non apporta alcun vantaggio. In questi casi il cambiamento significa vivere la propria vita, essere padroni del proprio destino, o almeno sceglierlo di esserlo.

Sei tu a scegliere il tuo stile di vita

Pensaci bene, quante volte ti sei detto: “Basta adesso riparto da 0”.

Ti è capitato? Se, sei qui penso proprio di sì! Se cerchi delle risposte dagli altri stai certo non lo troverai mai, invece se provi a mettere in discussione il tuo stile di vita forse qualcosa ne verrà fuori.

Se tu a scegliere di non cambiare, molte volte siamo convinti del fatto che la nostra indole non può essere modificata. Forse è più facile continuare a ripetersi: “Sono fatto così non è colpa mia” proseguendo su questa strada continui a perpetrare idea che la tua volontà sia slegata dalla tua indole. Ti neghi aprioristicamente la possibilità di ogni scelta. In parole semplici voglio dirti: “Sei tu a scegliere il tuo stile di vita”.

Nella psicologia adleriana il concetto di personalità ed indole è strettamente legato al concetto di stile di vita, ossia ognuno di noi ha una sua visione del mondo probabilmente inconscia non strettamente intenzionale. Un insieme di fattori hanno contribuito alla formazione della tua personalità: nazionalità, cultura, famiglia.

Tutti questi elementi hanno definito il tuo sé e tutt’oggi influenzano ciò che sei.

Secondo la psicologia adleriana il nostro stile di vita non è deterministico, è mutabile, è sei tu a sceglierlo attraverso un tuo atto di volontà.

Adesso che hai scoperto l’esistenza dello stile di vita, il modo con il quale usare questa informazione è una tua responsabilità. Puoi scegliere di proseguire lo stile di vita che finora hai seguito o di sceglierne un altro completamente diverso da quello precedente. La scelta dipende solo da te.

Le persone possono cambiare in qualunque momento, ed anche tu puoi farlo. Molte volte il passato e le limitazioni che ti poni rappresentano l’alibi perfetto per non modificare la tua personalità. Non è facile guardare al futuro il tutto genera ansia per questo molte volte si preferisce non affrontare la strada del cambiamento.

Per capire in profondità il senso di quanto ho scritto sopra, ti invito a leggere con attenzione il dialogo tra il giovane ed il filosofo, un prezioso estratto del libro “Il coraggio di non piacere” scritto dal filosofo e psicologo giapponese Ichiro Kismimi e dallo scrittore Fumitake Koga:

    GIOVANE: Si vorrebbe cambiare, ma il cambiamento spaventa?

    FILOSOFO: Quando proviamo a cambiare stile di vita, mettiamo alla prova il nostro coraggio. Ci sono l’ansia generata dal cambiamento e la delusione connessa al mancato cambiamento. Sono sicuro che hai scelto la seconda.

    GIOVANE: Aspetta… Hai appena usato la parola “coraggio”.

    FILOSOFO: Sì. La psicologia adleriana è una psicologia del coraggio. La tua infelicità non è imputabile al passato o all’ambiente. E non è che ti manchi la competenza. Ti manca solo il coraggio. Si potrebbe dire che ti manca il coraggio di essere felice.

Ebbene sì a volte ci manca il coraggio di essere felici.

Il coraggio di cambiare vita

Se intendiamo cambiare vita ci sono due possibili soluzioni:

  • imparare ad assumere un nuovo atteggiamento
  • mettere la nostra esistenza in discussione fino a decidere di svoltare ogni aspetto

La prima soluzione è forse di più facile attuazione rispetto alla seconda perché è meno traumatica. Non comporta enormi sconvolgimenti.

Eppure a volte è impossibile ritrovare l’armonia desiderata senza ricorrere a cambiamenti esistenziali drastici. In alcuni casi è possibile ricostruire la propria vita solo dopo un terremoto esistenziale.

Partiamo da un presupposto, la società è in continuo cambiamento, anche il nostro corpo è in continuo mutamento, ogni giorno miliardi di cellule si rinnovano: ne muoiono delle vecchie e ne nascono delle nuove. Non siamo quelli di dieci anni fa non siamo nemmeno quelli dell’anno scorso. Perfino dopo la lettura di quest’articolo non sarete gli stessi di adesso.

Tutto questo per dire, siamo una molteplicità di piccoli Io, Luigi Pirandello in modo lungimirante ci definiva: “Uno, nessuno e centomila..”.

La nostra coerenza a volte è solo uno scudo per non affrontare il mutamento ma troppo coerenza a volte fa male alla nostra salute.

Quelli che vivono sotto la bandiera del dovere e della coerenza rischiano di farsi molto male. Umberto Longoni, nel suo saggio “Il coraggio di cambiare vita” scrive: “In fondo siamo un fiume, non pietra: fatto di infinite gocce d’acqua simili ma non identiche, così come differenti sono i nostri pensieri e le contraddizioni che ci appartengono. Ma, nonostante abitino in noi impulsi spesso di opposto colore, rappresentiamo comunque un’unità, una totalità che va verso il mare”.

Tutto ciò mi porta a dire, che a volte cambiare idea e ricostruire la propria vita è un atto dovuto a noi stessi avendo chiaro ciò che oggi siamo diventanti. Ieri, forse nutrivamo determinate sicurezze ma le esperienze e particolari eventi ci hanno permesso di essere altro e solo rimettendo in discussione le nostre certezze riusciremo a ritrovarci in chi siamo adesso.

Quindi risultata chiaro che il “sempre” e il “mai” sono solo illusioni umane hanno validità solo in quel momento storico. La classica frase: “Ti amerò per sempre” è reale ma non è eterna. Quando diciamo a noi stessi: “Non cambierò mai idea” ha una sua validità in quell’istante, in quel momento ne siamo estremamente convinti ma chissà domani una particolare circostanza o evento potrebbero mettere tutto in discussione.

Sempre Longoni scrive: “Chi ha tante cicatrici è perché spesso ha cambiato se stesso, molto amato e vissuto. Chi non ne ha, è riuscito a non ferirsi troppo: ma a volte si sente peggio”.

La ricerca della felicità sta nell’accettare il rischio di sbagliare. Del resto, lo sappiamo bene che sbagliando si impara. L’importante è non perseverare negli stessi errori.

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Francesco Sassano

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