La società italiana, una società in movimento

Le società occidentali come anche del resto anche la società italiana, sono sempre più plurali. Da un punto di vista: culturale, religioso, stili di vita, progetti di vita.

Di fatto è possibile scegliere di vivere in più modi, seguendo le proprie inclinazioni, scegliendo nuovi modelli di vita accantonando quelli acquisiti dal proprio gruppo di riferimento. La società italiana è plurale ed in movimento.

Questo processo è inarrestabile, tra l’altro è potenziato dal progressivo sviluppo tecnologico. La mobilità territoriale non è una caratteristica dei soli immigrati, è un processo più ampio che coinvolge anche gli italiani. In tanti hanno scelto per motivi di studio o lavoro di lasciare il Bel Paese.

La globalizzazione, ha accelerato i processi migratori, l’homo sapiens del XXI secolo è sempre più homo vagans.

Bisogna spiegare alla gente come stanno le cose, evitando facili generalizzazioni mettendo da parte i soliti pregiudizi.

Europa, svegliati prima che sia troppo tardi

L’Europa dovrebbe accelerare i processi d’integrazione prima che sia troppo tardi. Molti cittadini europei pensano che il futuro somiglierà più o meno al presente, ma forse non sarà proprio così.

La presenza in Europa di un numero sempre maggiore di immigrati non è solo un fattore quantitativo tra l’altro richiesto in alcuni ambiti del mercato del lavoro ma è l’inizio di un cambiamento qualitativo di un nuovo tipo di società.

Il modello Stato-Nazione, europeo così come lo conosciamo è in crisi. Quali sono i segni evidenti di questa trasformazione? Basti pensare agli elementi caratterizzanti di uno Stato: un popolo, un territorio, un ordinamento, una religione. Europa, forse non ha ancora del tutto compreso il cambiamento in corso, eppure la presenza sui territori di diversi gruppi culturali e di diverse entità religiose mettono in crisi idea romantica di un popolo con un’unica fede che abita un determinato territorio. La realtà è molto più articolata, su un medesimo territorio, oggigiorno, sono presenti più popoli, religioni, etnie, culture e tanto altro ancora.

Per dirla con le parole di Stefano Allievi: “È un processo. Che cambia la società, e dunque ci cambia. Cambia noi, e cambia gli altri attori in gioco, in primo luogo gli immigrati stessi: trasformando le nostre e le loro identità individuali e collettive.”

La società in movimento: noi e loro

La società in movimento si caratterizza per il suo carattere plurale e multietnico e per forza di cose, si evidenziano due forze opposte e contrarie, la prima quella meticcia, ossia il formarsi di relazioni e comportamenti che sono il prodotto della fusione di culture e ambienti diversi e tolleranti, e la seconda risposta quella legata ad una visione chiusa ed identitaria.

Il ritorno del fondamentalismo religioso, delle forme di razzismo, o di visioni etnocentriche, statiche ed escludenti appartengono alla seconda tendenza.

La società europea come del resto anche quella italiana, non è esente da queste due tendenze.

Anche ciascuno di noi a seconda delle situazioni si trova a vivere in bilico tra l’una e l’altra dimensione. Ci si mischia sempre di più, si conoscono nuovi cibi, nuovi profumi, nuove forme di linguaggio e si è più ospitali.

Allo stesso tempo, la situazione all’improvviso si può modificare e la nostra predisposizione all’apertura verso l’Altro, si trasforma ed assume i connotati della diffidenza e chiusura.

Migrazioni e conflitti

Da sempre le società umane hanno generato conflitti al suo interno.

Si può forse immaginare una società in cui non ci sia alcuna forma di violenza? Sarebbe una società ideale. Ma al momento non esiste.

Gli uomini da sempre hanno generato guerre o conflitti.

Con ciò provo a dire che il conflitto esiste al di là della presenza o meno dei migranti, allo stesso tempo le migrazioni possono portare nuove forme di conflitto nella società. Quello che possiamo fare è provare a limitare la portata del conflitto, che duri il meno possibile e che non arrivi alle estreme conseguenze.

Il conflitto non è per forza di cosa violenza, è piuttosto una sfida su come nel caso delle migrazioni riuscire a trovare nuovi metodi di convivenza basati sul riconoscimento dell’Altro.

Sempre per usare le parole di Stefano Allievi: “I cambiamenti quantitativi, oltre una certa soglia, diventano cambiamenti qualitativi. Non si tratta più della stessa società, solo un po’ più plurale di prima: ma, di fatto, di un’altra società, che della pluralità fa una caratteristica fondativa”.

Questo fenomeno non è stato previsto, è totalmente nuovo, quindi serviranno ancora anni di prove, sperimentazioni, tentativi ed errori per costruire un nuovo assetto di convivenza civile tra chi è costretto a fuggire e chi è disposto ad accogliere, tra chi decide volontariamente di partire per far nuove esperienze di vita, di studio, lavoro, spirituali per poi tornare a casa. La società è in movimento, gli uomini sono in movimento, le loro vite pure.

Picture of Francesco Sassano

Francesco Sassano

Tabella dei Contenuti