Sono tornato

In Occidente i sistemi democratici hanno sostituito le dittature, le imprese hanno superato i confini nazionali, il libero mercato nonostante le sue incongruenze ha trionfato.

La data del 25 Aprile del 1945, giorno della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo ci sembra alquanto lontana eppure non dovremmo mai perderne la memoria anche se molti dei suoi protagonisti sono scomparsi e come sempre succede con il passare del tempo i ricordi iniziano a sbiadirsi. Eppure mi chiedevo cosa succederebbe se tornasse di nuovo Mussolini in Italia? Prima di me cinematograficamente parlando, ci ha pensato il regista Luca Miniero, nel suo film “Sono tornato”?

Sono tornato si ispira al film tedesco del 2015 Lui è tornato, che parla di un possibile ritorno di Hitler nella Germania di oggi. Il remake italiano, racconta di Benito Mussolini.

 Nella pellicola di Luca Miniero il Duce risorto viene per assurdo accolto con simpatia, con benevolenza quasi con ammirazione da più parti della società italiana. Il Mussolini di Miniero cade dal cielo, ancora disorientato dalla modernità e con gli stessi abiti del 1945 incontra Andrea Canaletti un regista che lo scambia per un comico. Insieme compiono un’improbabile viaggio su e giù per l’Italia con il Duce intenzionato a riconquistare il potere.

“Sono tornato” mette in risalto il populismo dilagante capace d’attrare l’insoddisfazione della gente, generata dall’incertezza dei nostri tempi, una categoria con la quale per forza di cose dovremmo imparare a convivere. Allo stesso tempo un elettorato immaturo e la potenza dei nuovi media potrebbero mettere in discussione i valori democratici e spalancare le porte a nuove dittature così come abilmente preannunciato nella commedia di Miniero. Nel film Mussolini dice alla gente: «Sareste d’accordo con una dittatura?». La gente: «La dittatura sì, ma un po’ libera». Lui: «Un partito». La gente: «Al massimo due».

Non temo il Duce in sé, ma temo il Duce in me

Non a caso ci sono molti italiani che ancora oggi non disdegnano i privilegi della democrazia, ma desiderano una presunta “sicurezza” della dittatura, a dimostrazione della scarsa memoria storica. Non bisogna dimenticare che all’interno della società dei consumi, l’elettore è allo stesso tempo un consumatore e più di qualcuno potrebbe cedere alla lusinga di delegare “pieni poteri” ad improbabili Capitani di ventura in cambio della serenità di poter continuare a consumare senza intralcio di fattori esterni. Come direbbe Giorgio Gaber: “Non temo il Duce in sé, ma temo il Duce in me”.

Oggi più di ieri bisogna educare i cittadini italiani ad essere informati e pronti nel difendere i valori della nostra Costituzione con l’obiettivo di garantire una società democratica in cui sentirsi liberi non significhi soltanto sentirsi liberi di consumare.

Per evitare “eterno ritorno del passato” è necessario maturare i necessari anticorpi al fine di respingere i nuovi Mussolini. Per intenderci a fare la differenza sarà la capacità di formare i nuovi abitanti sempre più interconnessi ma anche sempre più distratti a non smarrire la memoria storica del nostro Belpaese.

Come ho già avuto modo di dire: Gli ambienti digitali involontariamente favoriscono la nostra selettività, e, così facendo rischiamo di incrociare pareri, opinioni ed informazioni che rafforzano il nostro punto di vista. Così facendo rischiamo di credere che la nostra idea del mondo sia la più diffusa più di quanto è nella realtà”.  Per essere più precisi il rischio è di credere a tutto ciò che pensiamo. Di conseguenza il pericolo maggiore è quello di indebolire il nostro senso di responsabilità e di sentirci chiamati in causa soltanto a difendere il nostro diritto a consumare infischiandocene di ciò che succede attorno a noi.

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Francesco Sassano

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