Stefania Colasanti, ci svela “I veli dell’anima: un viaggio fra Misticismo e Realtà”

 

 

Layla ed “I veli dell’anima”

 

Layla è un’esploratrice di luoghi fantasiosi, messaggi nascosti e antiche scritture. Un attento osservatore ha bisogno di tempo per investigare e scoprire le trame nascoste per questo motivo una lettura veloce e superficiale non restituirebbe lo sforzo dell’autrice diretto a sensibilizzare il cuore del lettore.

La scrittrice, consegna le chiavi del suo viaggio emozionale ed esperienziale a Layla. Per andare oltre il tangibile alla ricerca della verità più profonda, Stefania Colasanti crea un incontro speciale tra Layla ed un gabbiano. I due con coraggio e audacia si immergeranno in un viaggio oltre il mondo.

La giovane è descritta come una persona coraggiosa e curiosa ma c’è un aspetto che più di tutti mi ha colpito, la capacità di Layla di ascoltare e abbracciare le diversità incontrate. In un mondo intriso di oscurità per diffondere amore e luce, Layla sa bene che deve confrontarsi empaticamente con i suoi interlocutori. Non a caso, Stefania Colasanti, scrive: “Il segreto risiede nel riconoscere il legame con ogni creatura, nel percepire l’unità che ci unisce. Abbraccia il tuo potere, diffondi amore attraverso gesti e parole”.

Prima di chiudere, questo romanzo è consigliato: per chi desidera leggere e scoprire più parti dell’animo umano, per chi è interessato a costruire ponti o creare nuove connessioni umane, per chi vuole promuovere la diversità invece di respingerla o ignorarla, per chi è determinato a promuovere “Unità e Pace”.

 

 

Intervista a Stefania Colasanti: “I veli dell’anima”

 

Buongiorno Stefania, iniziamo la nostra intervista, partendo da Layla la giovane protagonista di “I veli dell’anima”. Che tipo di ragazza è Layla? Quali sono i suoi punti di forza? Quali, invece, le principali debolezze?

Layla è una giovane donna dal cuore ardente e dall’anima in cerca di risposte. La sua forza risiede nella capacità di lasciarsi trasportare dai misteri della vita senza temere di affrontarli: possiede una curiosità acuta e un’apertura che la spinge a oltrepassare i confini della realtà, esplorando ogni sfumatura tra il visibile e l’invisibile. Ma questa sua sensibilità e passione possono anche essere un’arma a doppio taglio. Layla è vulnerabile alle emozioni intense, e spesso si trova in conflitto con sé stessa, combattuta tra la paura dell’ignoto e il bisogno irrinunciabile di comprendere fino in fondo. Questo equilibrio fragile tra forza e debolezza la rende estremamente autentica e vicina a chiunque si senta, come lei, spinto alla ricerca di significato e verità.

 

Layla, è una ragazza curiosa e saggia: quanto di questo personaggio rispecchia la Stefania Colasanti, scrittora?

Layla incarna molti aspetti della mia visione e del mio modo di sentire la vita. Come lei, sono mossa da un’inquietudine positiva, un desiderio incessante di comprendere e di esplorare ciò che si nasconde oltre la superficie delle cose. Nel creare il suo personaggio, ho riversato pensieri e sentimenti profondi, domande che mi accompagnano e che, in qualche modo, emergono in ogni pagina del libro. Scrivere di Layla è stato come guardarmi allo specchio: attraverso le sue esperienze, ho dato voce alla mia stessa ricerca interiore, una ricerca che intreccia mistico e reale, speranza e dubbio. Per questo, credo che chi legge possa trovare in lei una compagna di viaggio e, in un certo senso, un accesso al mio mondo interiore.

 

Il tuo romanzo è un viaggio mistico, ci sono numerosi riferimenti simbolici, luoghi incantati e fantasiosi. Prima di scriverlo hai di sicuro compiuto un lavoro immane, di ricerca e lettura. Quali sono stati i tuoi autori o romanzi di riferimento che hanno contribuito ad ispirare “I veli dell’anima”?

La creazione di I veli dell’anima è stata un viaggio di ricerca profonda, arricchito dalle opere di autori come Khalil Gibran, con la sua capacità di fondere poesia e filosofia, e Paulo Coelho, che esplora il mistero del viaggio interiore. A questi si uniscono le suggestioni delle scritture sacre, sia orientali che occidentali, e dei classici della mistica sufi, fonti che mi hanno ispirata nel creare un simbolismo autentico.

Ma anche i grandi filosofi hanno lasciato un segno importante: Platone, Socrate, Kant e altri padri del pensiero mi accompagnano da sempre. Le loro domande universali e, talvolta, le risposte che mi lasciano in sospeso, hanno arricchito la mia prospettiva. In particolare, mi hanno aiutata a modellare la tensione tra il visibile e l’invisibile che percorre il romanzo. Attraverso questa miscela di misticismo e pensiero filosofico, I veli dell’anima diventa per me una narrazione che si muove su diversi livelli, lasciando spazio per chi vorrà esplorarne i significati più nascosti.

 

Nel tuo romanzo, il gabbiano è un personaggio che appare e scompare. A mio avviso non è da sottovalutare, anzi lo ritengo una figura di un altissimo valore simbolico. Brevemente, ci puoi spiegare la sua funzione?

Il gabbiano rappresenta molto più di un semplice animale: è una guida, un ponte tra mondi, e incarna il legame tra il tangibile e l’intangibile. La sua apparizione segna momenti di rivelazione e crescita per Layla, spingendola ad avanzare lungo il suo percorso di scoperta. In un certo senso, il gabbiano è la personificazione di quella voce interiore che ci invita a cercare oltre l’ovvio e a confrontarci con le nostre paure più profonde. Attraverso i suoi voli e le sue sparizioni, il gabbiano ricorda a Layla (e a noi) che il cammino verso la verità non è sempre lineare e che a volte le risposte risiedono nell’attesa, nel silenzio o nelle piccole apparizioni che sembrano casuali, ma che hanno in realtà un profondo significato.

 

Nel capitolo “Il segreto del viaggio” arrivati in Tibet, Layla e Asher vengono accolti dal vecchio monaco che dice: “Siete pronti ad aprirvi alla verità?” Possiamo dire che il viaggio labirintico di Layla è un viaggio di speranza ma soprattutto è un percorso tra vari mondi che richiama il lettore ad aprire il cuore alla verità interiore?

Assolutamente sì. Il viaggio di Layla è un cammino di speranza, ma è anche un’avventura verso una verità più profonda, che spesso si nasconde nelle pieghe più intime dell’anima. Arrivare in Tibet e incontrare il monaco rappresenta per Layla e Asher l’ingresso in un territorio interiore, dove ogni luogo e ogni incontro assumono significati che trascendono il visibile. La domanda del monaco – “Siete pronti ad aprirvi alla verità?” – non è soltanto spirituale, ma anche filosofica: invita a mettere in discussione le proprie certezze e ad accogliere i dubbi come parte integrante del cammino.

In questo senso, il viaggio non è solo un movimento nello spazio, ma un’esperienza che tocca profondamente la dimensione umana, richiamando la complessità dell’essere e la ricerca di equilibrio tra il mondo interiore e quello esteriore. Layla attraversa queste terre come si attraversano i grandi quesiti della vita, affrontando un percorso che richiama alla mente la tensione continua dell’uomo verso una comprensione che resta sempre, almeno in parte, inafferrabile.

 

Nel tuo romanzo, più volte ho incrociato personaggi, luoghi e fatti dove il bene contrasta il male. C’è un personaggio, enigmatico ed oscuro come Khalid. Ci vuoi sintetizzare, simbolicamente il suo ruolo all’interno di “I veli dell’anima”?

Khalid è un personaggio essenziale per comprendere la doppia natura del mondo di Layla, che si muove tra la sfera mistica e una realtà concreta, fatta di intrighi, servizi segreti, guerre e tensioni profonde tra le religioni monoteiste. Khalid è il riflesso di questa realtà complessa: rappresenta le ombre che affiorano quando la fede e il potere entrano in conflitto, portando l’uomo a confrontarsi con i suoi lati più oscuri. In lui convivono elementi simbolici legati al desiderio di redenzione e alla tentazione della distruzione, e attraverso la sua esistenza Layla si trova a navigare in un mondo dove il sacro e il profano si intrecciano.

Khalid e Asher incarnano le forze opposte che Layla deve comprendere e integrare per completare il suo percorso. Khalid, in particolare, simboleggia le sfide morali e i rischi insiti in un mondo in cui l’identità e la fede possono trasformarsi in armi. Attraverso il confronto con Khalid, Layla esplora le tensioni che sorgono quando l’anelito verso la luce deve fare i conti con il lato oscuro dell’umanità, e solo affrontando questo equilibrio precario riesce a trovare un senso di pace e di verità.

 

A chi consigli la lettura di “I veli dell’anima: un viaggio tra Misticismo e Realtà”?

Consiglierei I veli dell’anima a chiunque senta il desiderio di esplorare temi profondi che vanno oltre la superficie della vita quotidiana. È un libro pensato per chi si interroga sul significato dell’esistenza e sulle forze invisibili che guidano il nostro cammino, per chi ama le storie che intrecciano ricerca interiore e realtà, mistico e concreto. Allo stesso tempo, è un romanzo che può affascinare chi è attratto dalle grandi domande della spiritualità, ma anche da scenari intensi, in cui le vicende personali si intrecciano con questioni filosofiche e sociali.

Penso possa parlare a chi cerca un viaggio dentro sé stesso attraverso i personaggi, a chi è affascinato da mondi lontani e misteriosi, in cui la lotta tra il bene e il male assume forme sempre nuove, o anche solo a chi ha piacere di leggere storie vere “tra i veli”, dove il confine tra realtà e simbolo si fa sottile e sfuggente. È un libro che accoglie ogni lettore aperto a lasciarsi trasportare in un percorso di scoperta, di riflessione e, forse, di trasformazione.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai intenzione di scrivere nuove pagine? Avremo modo di leggere nei tuoi libri ancora una volta di Layla?

I progetti futuri non mancano, e devo dire che Layla è un personaggio che continua a parlarmi, come se la sua storia fosse solo all’inizio. Scrivere I veli dell’anima è stato un viaggio intenso, e spesso mi sorprendo a pensare a nuove sfide e rivelazioni che Layla potrebbe incontrare, esplorando ancora di più quel delicato equilibrio tra realtà e misticismo. Potrei approfondire alcuni personaggi che, nel primo libro, sono rimasti in secondo piano, ma che hanno molto da svelare, rendendo più ricco e variegato il mondo di Layla.

Inoltre, vorrei esplorare nuovi temi, come l’incontro tra diverse tradizioni spirituali e il viaggio interiore, che potrebbero offrire uno spazio naturale per il ritorno di Layla o di altri protagonisti. Insomma, ci sono diverse strade che si aprono davanti, e non vedo l’ora di scoprire quale di queste storie prenderà forma e potrà arricchire il percorso iniziato con I veli dell’anima.

 

Ultima domanda, prima di chiudere. Siccome il mio blog si occupa tra le tante cose anche di Crescita Personale. Vorrei estrapolare una frase del tuo libro e commentarla con te. In particolare, ho trovato interessante quando scrivi: “In un mondo dominato dalla velocità e dalla sovrabbondanza di informazioni, è imperativo insegnare alle nuove generazioni l’importanza essenziale: comunicare con significato, agire con gentilezza e ascoltare con empatia”. Data la situazione storica, non pensi che il mondo stia andando in tutt’altra direzione? Agire con gentilezza ed ascoltare con empatia potrebbero essere le “verità nascoste” utili ad alleviare e risolvere i mali che affliggono il nostro pianeta? Mi puoi dire la tua a riguardo?

Credo fermamente che gentilezza ed empatia siano valori fondamentali, soprattutto oggi. Viviamo in un’epoca di grandi contraddizioni: da una parte, la tecnologia ci avvicina, ma dall’altra, rischia di isolarci, rendendo più difficile una comunicazione autentica. La velocità con cui circolano le informazioni ci porta spesso lontano dalla vera connessione con gli altri e con noi stessi. Per questo, la frase che hai citato rappresenta non solo il messaggio di Layla, ma anche il mio desiderio di riportare l’attenzione su ciò che è davvero importante.

Come scrittrice, sento la responsabilità di offrire al lettore più di una storia; spero di poter risvegliare, in chi legge, la bellezza di un ascolto sincero e di una parola gentile. L’empatia di Layla è una risposta a un mondo che ha bisogno di valori autentici e di voci che ci richiamino alla comprensione reciproca e al rispetto. L’essenziale, per volare liberi, è l’essenza stessa… Utopica visione o paura di spiccare davvero il volo? Come autrice, questa domanda mi accompagna e mi guida: credo che, nonostante le difficoltà, siano proprio questi piccoli gesti di gentilezza a rappresentare le “verità nascoste” che ci possono aiutare a costruire un futuro più umano e profondo.

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