“Tempi moderni” di Loretta Tedeschi: la poesia che ci invita a rallentare
La prima cosa che mi viene in mente quando penso al termine “tempi moderni” è il celebre film muto di Charlie Chaplin (1936), considerato il suo ultimo capolavoro del cinema muto. Gli operai si affannano alla catena di montaggio, ripetendo gesti frenetici e meccanici, come ingranaggi di una macchina gigantesca. Sembra il prologo della nostra società performativa, che ci vuole sempre attivi, veloci, pronti a scrollare, consumare immagini, cose e relazioni.
Ironia della sorte: il libro di Loretta Tedeschi porta lo stesso titolo, eppure propone l’esatto contrario. In un’epoca di consumi veloci, informazioni che si accavallano, libri che non si leggono, tutorial lampo, la poetessa ci invita a rallentare. La sua poesia diventa uno spazio in cui fermarsi, respirare, immergersi, riflettere e lasciar parlare le parole: scuotere, emozionare, aprire nuove prospettive.
Una poesia che parla di noi
“Tempi moderni” non è solo un insieme di versi, è un viaggio dentro la complessità umana. La poetessa affronta temi diversi e intrecciati tra loro: il valore del presente, l’accontentarsi, l’uguaglianza tra i popoli, la disperazione di un migrante in mare. Ogni poesia diventa uno specchio della società contemporanea, restituendoci il nostro riflesso più intimo.
In Piangere, Tedeschi scrive:
“C’è sempre un’altra voce da ascoltare.
C’è sempre un altro sentiero da seguire.”
Versi che ricordano la capacità di osservazione e introspezione di poeti contemporanei come Ada Negri, ma con uno stile moderno e diretto, che rende la lettura immediata e profonda al tempo stesso.
In Amati, invece, la poetessa ci ricorda l’importanza di guardarsi dentro prima di rivolgersi agli altri:
“Ama e poi amati
No, prima amati e poi ama.”
Un invito semplice ma potente, che riecheggia lo stile di Rainer Maria Rilke, pur mantenendo un linguaggio chiaro, asciutto e accessibile.
Perché leggere “Tempi moderni” può tornarti utile
Leggere “Tempi moderni” significa concedersi una pausa reale nel ritmo frenetico della vita quotidiana. Ogni poesia di Tedeschi invita a rallentare, a respirare e ad osservare attentamente il mondo intorno a noi, cogliendo intensità e dettagli che spesso sfuggono nella frenesia di ogni giorno. Le parole ci guidano a riconoscere emozioni universali, dal dolore alla gioia, dall’amore alla rabbia, dalla speranza alla nostalgia, e a comprenderle senza sentirsi soli. Ci spingono a riflettere sul nostro rapporto con gli altri, ma anche con noi stessi, suggerendo che prendersi cura delle proprie emozioni è il primo passo per vivere con pienezza. In queste pagine, la poesia diventa non solo uno specchio, ma anche un rifugio, un invito alla contemplazione e un piccolo momento di respiro in un mondo che corre sempre troppo veloce.

Loretta Tedeschi racconta “Tempi moderni”: l’intervista completa
Loretta Tedeschi, poetessa originaria della Valle Camonica, in provincia di Brescia, con Tempi moderni firma la sua quarta pubblicazione. Questo libro, tra i suoi lavori più intimi e riusciti, riflette l’animo sensibile dell’autrice e la sua capacità di osservare la realtà quotidiana con delicatezza e profondità. In questa intervista, Loretta ci racconta il percorso creativo dietro le sue poesie, il rapporto con le emozioni e le sfide della scrittura in un mondo frenetico, oltre a darci un’anticipazione dei suoi progetti futuri.
Nei tuoi versi come Piangere e Amati, traspare una profonda attenzione alle emozioni individuali e al percorso di auto-accettazione. Come nasce questa sensibilità e quanto è importante per te esplorare la dimensione interiore del lettore attraverso la poesia?
Credo che questa sensibilità nasca prima di tutto dall’ascolto. Dall’ascolto di me stessa, nei momenti in cui mi sento più fragile, ma anche dall’ascolto silenzioso degli altri: delle parole non dette e da quelle crepe che ognuno tenta di nascondere.
Percepisco la poesia non tanto come un esercizio estetico, ma come un gesto di verità; a volte appare dolce e delicata, ma altre volte è un vero e proprio schiaffo, diretto ed imprevisto. Scrivere significa attraversare le mie emozioni senza filtri, anche quando fanno paura, e trasformarle in qualcosa che possa diventare uno specchio per chi legge. Se un lettore, incontrando un mio verso, si sente meno solo o riesce a concedersi un po’ più di gentilezza verso sé stesso, allora la poesia ha compiuto un piccolo miracolo. Esplorare la dimensione interiore è fondamentale, perché è lì che vivono le nostre battaglie più silenziose. Spesso fuori mostriamo forza, sicurezza, e autocontrollo; ma dentro, invece, c’è un caos continuo fatto di dubbi e di ferite ancora aperte. La poesia è uno strumento potentissimo che permette di entrare in quel disordine con estremo rispetto, senza invadere, ma offrendo parole che possano accompagnare. (Montale parlava di poesia inutile, ma necessaria!).
Forse scrivo per ricordare a me stessa che la vulnerabilità non è debolezza, ma una forma profonda di coraggio. E che imparare ad amarsi è forse il viaggio più difficile e più necessario che possiamo fare e che dobbiamo a noi stessi.
“Piangere” e “Amati” nascono con l’intento di smettere di autoflagellarsi e di iniziare a guardarsi con maggiore indulgenza. Sono due poesie che hanno un invito dolce ma fermo che è quello di accogliere con consapevolezza l’integrità emotiva, senza dover scegliere tra luce o ombra; se si abbracciano entrambe, non vuol dire essere più deboli, anzi, si dimostra di avere un enorme coraggio nel tuffarsi dentro al cerchio della vita. Perché quando si soffre non vuol dire essere sbagliati e quando, di nuovo, si torna a sorridere, non c’è alcuna superficialità, tutt’altro. Ogni stato d’animo, prima di essere cambiato, va accolto ed accettato, senza alcuna vergogna. Non a caso ho voluto utilizzare un’autocorrezione “Ama e poi amati – No, prima amati e poi ama”, e sottolineare quanto è straordinariamente intimista. Amare gli altri senza amare sé stessi rischia di essere svuotante, dipendente e sacrificante, mentre l’inversione dell’ordine è una forte presa di coscienza.
In poesie come Accontentarsi e Presente affronti temi quotidiani con uno stile asciutto e diretto. Come scegli quali aspetti della vita moderna osservare e trasformare in poesia?
Non scelgo mai i temi a tavolino. Sono loro che scelgono me, nel momento in cui qualcosa della quotidianità smette di essere “normale” e comincia a farmi riflettere. Di solito inizio da un dettaglio minimo, come una frase sentita per caso, oppure un gesto ripetuto, o una sensazione di distrazione che riconosco in me, prima ancora che negli altri. Scriverne significa fermare quel momento, attenzionarlo e metterlo sotto una luce diversa. Utilizzare, a volte, uno stile asciutto nasce da un’esigenza di onestà. Nel senso che quando parlo di quotidianità, sento che un linguaggio troppo elaborato creerebbe un’eccessiva distanza con chi legge. Ricorrendo a parole semplici ed immediate, e quindi lavorando su un processo di sottrazione, riesco ad arrivare al nucleo dell’emozione, senza troppe distrazioni.
Il testo Naufragio affronta tematiche sociali e drammatiche, come la disperazione dei migranti. Quanto pensi che la poesia possa diventare strumento di testimonianza e sensibilizzazione su questioni sociali attuali?
Credo che la poesia, quando incontra temi come quelli evocati in Naufragio, possa diventare uno strumento potente di testimonianza, proprio perché non si limita a informare, ma fa sentire.
Di fronte a tragedie come la disperazione dei migranti, i numeri rischiano di anestetizzarci. Là dove le statistiche o il giornalismo raccontano dati drammatici, la poesia umanizza, sempre con il massimo pudore e senza mai spettacolarizzare il dolore. Quando un testo riesce a farci abitare, anche solo in poche righe, la vulnerabilità dell’altro, accade qualcosa di profondo, si frantuma la distanza; e quel “migrante” annegato in mare smette di essere una categoria astratta e diventa una persona. E quando l’altro diventa persona, diventa anche responsabilità.
Il titolo Tempi moderni richiama ironicamente i ritmi frenetici della società contemporanea. Quanto è stata una sfida scrivere poesie lente e riflessive in un’epoca di consumi rapidi e informazioni che si accavallano?
Il titolo Tempi moderni nasce proprio da questa tensione: da un lato il ritmo frenetico della società contemporanea e dall’altro il bisogno di sottrarsi a quel ritmo, per non esserne travolti. Queste poesie forse, per me, rappresentano quasi un gesto di resistenza, non certo nei confronti del progresso, ma verso una superficialità troppo diffusa.
Trasformare la vita moderna in poesia significa rallentarla, prendere ciò che scorre veloce (per esempio un pensiero o una scelta mancata) e offrirgli uno spazio di consapevolezza. Se chi legge si riconosce e si ferma anche solo un minuto in più, allora quel frammento di vita quotidiana si trasforma in una possibilità di coscienza. E forse è proprio questo il paradosso, più il mondo accelera, e più cresce il bisogno di profondità.
Dopo Tempi moderni, quali sono i tuoi prossimi progetti letterari o poetici? Ci puoi anticipare qualche tema o direzione che ti piacerebbe esplorare in futuro?
Il filo conduttore di tutti i miei lavori è lo stesso, cercare ed esplorare le verità emotive. A volte utilizzo il canale della poesia ed altre volte quello del romanzo. Sto lavorando su un’ulteriore raccolta di silloge e contemporaneamente sto ultimando il secondo romanzo a genere horror, a me molto caro. Inoltre, ho in valutazione una breve raccolta di racconti illustrati per ragazzi. In ogni caso, non cerco di inseguire temi attuali per necessità, ma di scrivere ciò che per me è necessario e autentico.