Ti conosco anche se non ti ho mai incontrato: app dating ed incontri virtuali

Non è facile dire oggi, se le app d’incontri sono arrivate per restare, ma una cosa è certa: sempre più persone si conoscono tramite il web. Schierarsi a favore o contro, non ha tanto senso, sarebbe come dire sono a favore della felicità ma contrario alla tristezza: entrambe esistono, la questione piuttosto nasce dall’esigenza di comprendere le sfumature individuali e sociologiche sottostanti agli incontri virtuali. In un passato recente, quasi tutti erano sposati con persone non troppo lontane, appartenenti alla propria comunità d’origine. Le opzioni non erano moltissime, i legami etnici e di ceto, rappresentavano un set ristretto dove selezionare il proprio partner. Oggi, le app, hanno rivoluzionato i nostri incontri. C’è da fare una breve premessa, ossia conoscere gente è sempre più difficile. Le ragioni sono varie. Ad esempio non abbiamo più vincoli comunitari con le persone del nostro quartiere, a volte, senza cattiveria non salutiamo neanche il vicino di casa. Partecipiamo molto meno rispetto al passato a istituzioni religiose o mutualistiche. Abbiamo difficoltà ad entrare in contatto con gli altri, paradossalmente, anche perché tramite i social sappiamo tutto di tutti anche senza incontrarli. Oggi invece, tutti e tutte, cercano l’amore della propria vita, nel grande mercato del desiderio. Non sono più i vincoli sociali e le distanze a limitare le possibilità d’incontro.

Le distanze si sono assottigliate. In tutto ciò la bellezza, assume un criterio autonomo ed un ruolo centrale. Le ragazze ed i ragazzi, possono scegliere, un loro partner su Tinder sfogliando una serie di profili. Non c’è bisogno di condividere i codici del tuo gruppo d’origine, del tuo ambiente culturale o gruppo etnico. La bellezza, può essere un privilegio, nel modo degli incontri virtuali, la divisione di belli e brutti, coinvolge, anche gli uomini. Le donne sanno bene com’è orrendo essere giudicate in base ai rigidi parametri della bellezza. Da sempre combattono con lo spettro del giudizio estetico. Il culto della bellezza, non a caso negli ultimi decenni ha assunto un ruolo centrale anche per gli uomini. Detto ciò, un dato è certo, creeremo sempre più legami tramite internet nei modi e nei tempi che ad oggi non saremmo capaci d’anticipare o immaginare. Il problema, sta nel fatto, che dobbiamo pensare dei modi per coltivare maggiormente l’empatia per l’Altro, e, poco importa se Lui o Lei non sono presenti di persona in quel momento specifico. I legami che nascono tramite il web possono anche aprire a viaggi introspettivi, è possibile conoscere persone fino a ieri impensabili ed improponibili. Lo scambio di idee, argomentativo ed intellettuale può abbattere pregiudizi e vecchi schematismi. Può capitare di conoscere una persona, in profondità, anche senza averla mai incontrata. Molto dipende dal canale d’incontro, dalle rispettive sensibilità e dal tipo d’approccio. Molto dipende da Noi, se tu ragioni secondo l’ottica del consumatore, in cui il tuo profitto viene prima di ogni discorso. Allora facilmente ragionerai secondo logiche predatorie: “piacere e colpire”, razionalizzare ogni aspetto dell’Altro, consumare e poi abbandonare l’Altro al suo destino, ghosting, anaffettività e disimpegno.

Quest’atteggiamento è anche fuori dal web, non esiste solo lì, diciamo che le nuove tecnologie facilitano ed enfatizzano certi comportamenti sbagliati. Ti senti meno responsabile delle tue azioni quando agisci su internet: ti lasci andare a facili commenti sui social, a giudizi fuori luogo, ad approcci molesti, a richieste esplicite e sessuali. Quello che non faresti nel reale, lo fai sui social o su canali simili perché da lì non ti senti giudicato, ti sembra tutto più facile, e poi basta un click per oscurare, cancellare, e restare anonimo. In parole povere, si rischia di essere insensibili. Per questo motivo, è necessario rimettere al centro della questione: educazione digitale. Non c’è nulla di male nel conoscersi sul web, ma, è fondamentale non perdere il contatto con il reale. Per imparare ad andare in bicicletta, bisogna fare la dovuta pratica. Per imparare a cucinare, dobbiamo per forza di cose sporcaci le mani, impasticciare la cucina, per avere una certa dimestichezza. Funziona così anche per nostre relazioni, l’approccio virtuale, designa nuove architetture relazionali, ci permette di uscire dai nostri confini geografici e aprirci a nuove esperienze, abbiamo il vantaggio di essere sempre connessi con quella persona, approfondire longitudini mentali impensabili. Ci sono una serie di vantaggi, ma, allo stesso tempo non bisogna mai perdere la dimensione reale. Bisogna per forza di cosa toccare con mano, uscire dal web, significa fare pratica, significa incontrare e vivere quel legame. Alla fine dei conti, l’incontro reale resta e sarà sempre decisivo.

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Francesco Sassano

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