Tutto ruota intorno al fatto di raccontare storie e spingere gli altri a crederci
Gli umani, al pari degli scimpanzé, per molto tempo hanno vissuto in piccoli gruppi composti al massimo da cento individui. Questo tipo di struttura sociale permetteva ai componenti di conoscersi e di fidarsi l’uno con l’altro così da creare le condizioni per formare gerarchie, cacciare e combattere insieme.
Quando il gruppo diventava più largo, l’ordine sociale del gruppo finiva per spaccarsi. Anche se c’erano tutte le condizioni per vivere insieme sullo stesso territorio, i sapiens arcaici non riuscivano a convivere tra di loro. La ricerca sociologica ha dimostrato che la grandezza di un gruppo unito non può superare i centocinquanta individui. Anche oggi, una soglia critica intorno alla quale un’organizzazione, una comunità, un gruppo di lavoro va in crisi cade intorno a questo numero magico.
Homo Sapiens e le credenze comuni
Come ha fatto l’Homo Sapiens, a superare formazioni sociali composte da più di 150 individui, arrivando a fondare città, nazioni, imperi?
Il segreto sta nella comparsa di leggende e miti. Grandi numeri di persone, estranee tra di loro possono cooperare con successo fino a quando hanno credenze comuni.
Leggendo “Da animali a dèi” dello storico, Harari Yuval Noah possiamo comprendere come la cooperazione umana su vasta scala, ha permesso la formazione di una città, di uno stato moderno, di una chiesa medievale, sulla base di un unico filo conduttore: miti comuni che esistono solo nell’immaginazione collettiva.
Ordine sociale, nasce e si cementifica attraverso credenze comuni
Raccontare narrazioni, non è facile, il problema non è tanto la storia ma convincere le masse a crederci.
Secondo, Yuval Noah Harari: “Gran parte della Storia (quella con la S maiuscola) gira intorno a questa domanda: come convincere milioni di persone a credere a narrazioni specifiche circa i dei, le nazioni o le società a responsabilità limitata?”
I Sapiens, sono riusciti a costruire le nostre società partendo dalle stesse basi edificate dai Neanderthal e degli scimpanzé ma non sarebbero ma riusciti senza il collante dei miti a costruire ciò che ci ha reso i padroni del creato.
Homo sapiens è un animale sociale. La cooperazione sociale è la nostra chiave per la sopravvivenza e la riproduzione.
Per quanto ne sappiamo, noi umani, siamo i soli in grado di parlare di categorie non esistenti che non abbiamo mai visto e toccato.
Leggende, miti, dei e religioni hanno permesso alla nostra specie di sviluppare uno spirito di cooperazione che ci ha fornito un vantaggio evoluzionistico rispetto agli esseri viventi.
In soldoni, non riuscirete mai a convincere una scimmia a regalarvi un frutto tropicale promettendole il paradiso delle scimmiette, dove riceverà tutte le banane che vorrà.
È vero la finzione può essere ingannevole ma il discorso è che la finzione ci ha consentito non solo di immaginare le cose, ma di farle collettivamente.
Oggi il punto però è un altro per dare vita ad un mondo più equo dovremmo principalmente disintossicarci dal progresso e dall’ossessione alla crescita ma per fare questo passaggio epocale ci dovremmo impegnare a lavorare alla costruzione di nuovi narrazioni.
Ci riusciremo?
Scegliere la decrescita significherebbe trasformare la nostra mentalità, come ho scritto all’inizio, tutto dipenderà dal fatto di raccontare nuove storie e spingere tutti gli altri a crederci.