Un figlio e l’autismo. Piero Cresci, ci racconta la storia di Manuel in “Voglio abbracciare il vento”
Non è facile entrare in relazione con chi ha un disturbo dello spettro autistico per farlo bisogna conoscere la condizione nelle sue molteplici sfaccettature.
Lo sa bene, Piero Cresci, autore del romanzo “Voglio abbracciare il vento” e padre di Manuel, ragazzo autistico. Piero Cresci, nel suo romanzo ci racconta i primi anni di vita di Manuel, le difficoltà, le gioie ricevute e date ma anche questa cosa “sconosciuta” denominata autismo.
Nel suo lavoro di scrittura Piero consegna a Manuel la voce narrante. Il romanzo viaggia su due binari. Il primo è descrittivo. Il secondo è un atto di denuncia, nei confronti della società, delle istituzioni, e di: “tutte quelle persone che mi guardano come se fossi un difetto della natura”.
Piero, con delicatezza ci offre la possibilità di entrare nell’universo di Manuel che per forza di cose investe anche quello del suo nucleo familiare dove troviamo: Piero, la madre e la sorellina di Manuel.
A casa Cresci le cose cambiano con l’autismo di Manuel. La vita non è più la stessa: “Il mio autismo aveva contagiato il vivere di tutta la famiglia e lo contamina ancora oggi, anche se oggi si respira un’aria più leggera dentro casa”. Per intenderci la condizione di Manuel influenza profondamente la vita della famiglia Cresci. Piero, descrive alla perfezione e con sensibile ironia tutte le difficoltà affrontate per migliorare la vita di Manuel.
Piero e Manuel, non si perdono d’animo sanno bene che la vita è impegno: “Quello che so è che devo impegnarmi affinché il mio sorriso non svanisca mai dalle mie labbra”. È innegabile l’autismo di Manuel, continuerà ad essere la sua condanna. Non a caso, Piero scrive per Manuel: “A volte mi sento come un nulla, come non esistessi; invece io voglio gridarla la mia esistenza”.
Mi fermo qui, non voglio spoilerare altro, ma prima di salutarvi vi lascio con le parole di Piero che poi sono anche le parole di Manuel e di tutte le persone autistiche: “Voglio dire a tutti che ci sono. Voglio scavalcare più ostacoli possibili per salire sul ring e mettere a tappeto il mio autismo”.
Intervista a Piero Cresci, autore di “Voglio abbracciare il vento”
Piero Cresci, vive a Scalea, incantevole paese sulla costa tirrenica. Socio fondatore dell’associazione “Dimmi A.”
Buongiorno Piero, nel tuo romanzo “Voglio abbracciare il vento” ci racconti la storia di Manuel e le problematiche legate al suo autismo. Quanto è stato difficile agli inizi accettare la sua condizione?
Mi ricordo che quando tornammo da Roma, dall’ospedale Bambino Gesù, con la diagnosi “lieve spettro autistico”, io e mia moglie non aprimmo bocca. Quasi cinque ore di viaggio senza parlare, chiusi nei nostri pensieri, nel dolore che si impossessava della nostra vita. Dell’autismo (di cui sapevamo ben poco) che avrebbe fatto parte della nostra vita. Mi ricordo che solo dopo 4/5 giorni dal ritorno dell’ospedale presi quel dolore che si trasformo in rabbia e poi in una volontà serrata nell’aiutare mio figlio. E un po’ come si ti arrivasse un duro colpo, cadi, e vorresti restare a terra ma sai che non puoi non rialzarti.
“Voglio abbracciare il vento”, può essere a mio avviso classificato come un romanzo terapia. Quanto è stato importante per te mettere su carta, scrivere, analizzare ogni passaggio della vita di Manuel?
E’ stato molto difficile, soprattutto le prime pagine, perché rileggendole mi accorgevo che ero io a scrivere e non Manuel. Ho dovuto spogliarmi di me stesso, per entrare appieno nella pelle di mio figlio, sentire quello che sentiva lui, camminare scalzo con le punta, abbracciare il vento a petto nudo…Per il resto non è stato difficile in quanto conosco il percorso della vita di mio figlio come la mia, d’altronde darei la mia per la sua.
Nel leggere il tuo romanzo ho avuto impressione che tante volte ti sei sentito solo e abbandonato dalle istituzioni. Hai dovuto scavalcare numerosi ostacoli per riuscire a garantire le cure necessarie a Manuel. Secondo il tuo parere, quanto siamo ancora lontani da una società inclusiva?
In tutta sincerità, la società si dimostra inclusiva in apparenza e comunque in un modo molto superficiale. Qualcosa si sta muovendo, ma siamo lontani dalla vera inclusione. Ci sono tanti episodi di non inclusione che mi ritrovo a leggere sui quotidiani ancora oggi ed è davvero deprimente. Soprattutto la scuola dovrebbe essere più inclusiva, perché ragazzi come Manuel possono dare tanto se aiutati ed inclusi.
In “Voglio abbracciare il vento”, leggi, interpreti e scrivi i pensieri di Manuel. C’è un concetto molto bello che esprimi attraverso queste parole: “Lo so che è importante studiare la storia, l’italiano e tutte le altre materie, ma io posso regalare un’educazione di vita che porta a una crescita interiore, che nessuna materia può insegnare”. Vivere a stretto contatto con Manuel: quanto ha contribuito alla tua crescita interiore?
Sono una persona molto solare e sensibile, attento alle problematiche umane. Certo che Manuel mi ha donato una ricchezza di vita che non avevo. Sicuramente ha migliorato alcuni aspetti del mio carattere.
Hai intenzione di scrivere un nuovo libro? Se, si puoi fornirci qualche anticipazione?
Scrivo da sempre e scriverò sempre perché è qualcosa che ho dentro. Scrivere mi rilassa, mi trasporta nei personaggi, nella loro storia soprattutto perché hanno qualcosa da dire. Sto scrivendo un romanzo abbastanza complicato che ripercorre gli anni di piombo.
Per ultimo cosa ti senti di dire, a tutti i genitori che hanno un figlio o una figlia autistici?
Soprattutto di non abbattersi, ma di reagire e di lottare tutti insieme contro l’autismo, soprattutto se è un soggetto a basso funzionamento come mio figlio, non bisogna mai mollare. Donare tanto amore. Manuel non parla, eppure noi riusciamo a capire tutto quello che desidera.