Una mente che vaga è una mente infelice

Il vagabondaggio della mente contribuisce alla nostra infelicità. Sono arrivati a dirlo anche gli studiosi di Harvard. Matthew Killingworth, uno degli autori dello studio, è arrivato a questa conclusione: “qualsiasi cosa le persone stiano facendo, sono molto meno felici quando la loro mente vaga che quando la loro mente è concentrata”.

Non a caso molte tradizioni religiose, filosofiche insegnano che la felicità consiste nel vivere il presente ed i loro adepti studiano come meglio vivere all’interno del “qui ed ora”.

Percorrere un sentiero, concentrarsi sul respiro, osservare ogni suo spazio, respirare ogni suo profumo è un buon metodo per isolarsi dal trambusto cittadino e riappropriarsi dei propri sensi. Tutto questo, a volte non può bastare se continuano a ronzarti mille pensieri per la testa.

A differenza degli altri animali, noi umani trascorriamo tantissimo tempo a pensare. Di sicuro sarà capitato anche a te di rimuginare su accadimenti del passato o eventi che potrebbero accadere nel futuro o di cose che vivono da sempre nelle tue fantasie ma che non accadranno mai.

Malgrado questa capacità sia un enorme conquista evolutiva per l’Uomo, ci permette di ragionare, pianificare e trasmettere agli altri le nostre conoscenze. Allo stesso tempo, una mente che vaga senza direzione, è una mente sofferente ed il costo emozionale a volte rischia di essere troppo alto.

Forse, non è chiaro, ma dovremmo avere più cura della nostra mente. Chiederci, ogni giorno: cosa farò della mia mente oggi?

Qui entra in gioco, il coltivare la consapevolezza, che richiede attenzione al momento presente, sentire, conoscere il processo del nostro vivere. Il pensiero può essere raffinato e sviluppato mettendo da parte il giudizio. La consapevolezza non è solo un concetto è un percorso da intraprendere per essere più saggi e più liberi.

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Francesco Sassano

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