Una società competitiva è una società malata
Una società competitiva è una società malata. È difficile provare una gioia sincera per gli altri all’interno del nostro contesto sociale. Ogni giorno sul lavoro, in famiglia, all’interno della nostra sfera amicale, viviamo dinamiche competitive che generano invidie e rancori. Oramai è un dato di fatto la nostra società ha trasformato qualsiasi situazione della vita in una competizione in cui occorre prevalere sugli altri.
Vivere costantemente queste dinamiche significa vivere male. Per chiunque alla lunga diventa insostenibile gestire il peso di questa situazione. Non c’è da meravigliarsi, se si espandono a macchia d’olio: ansie, stress, attacchi di panico.
Siamo in competizione da sempre da quando veniamo al mondo. Gli adulti ci spingevano ad essere i migliori. I più belli, i più studiosi, i più forti a giocare a calcio. Poi cresciamo, diventiamo adulti anche noi e cerchiamo di assecondare in tutti i modi le aspettative della società. Inconsapevolmente trasmettiamo la competitività ai nostri figli, ai nostri nipoti. Li educhiamo ad essere i migliori. Li spingiamo a fare propri gli obiettivi che noi non abbiamo raggiunto. Proiettiamo su di loro i nostri fallimenti, vogliamo vederli realizzati socialmente lì dove noi non ci siamo riusciti.
In uno scenario di questo genere sempre più competitivo diventa complicato provare felicità per ciò che di bello gli altri vivono o possono vivere. È necessario abbandonare la logica della competizione che pervade il sistema sociale, da quello lavorativo ai nostri profili social. Smettiamola, per una santa volta, di competere. Iniziamo, a cooperare.