Una società senza padri è una società senza eredi
Nel 1963, il medico e psicoanalista tedesco Alexander Mitscherlich, scrisse un testo ancora attuale, intitolato “Verso una società senza padre”.
La nostra società ampiamente secolarizzata ha archiviato un padre mitico. Mi riferisco al Dio creativo. Quante persone hanno un sentimento religioso? Pochi. Lo dicono i numeri, in Italia soprattutto i più giovani non credono in Dio. Forse siamo dei fedeli ad intermittenza. Andiamo in chiesa a Natale e Pasqua: siamo cattolici ma non troppo.
La società senza padre
Ma anche i padri terreni quelli chiamati bene o male ad occupare il ruolo di padre all’interno di una famiglia di ogni colore e natura hanno perso ogni tipo di autorevolezza. Che sia chiaro, nessuno rimpiange la società patriarcale dell’Italia fascista, basata su un paternalismo gerarchico. All’epoca da padre in figlio si trasferivano: mestiere e sapienze, ricchezze e status sociale. Il tutto condito da forti matrici autoritarie. “Si fa come dico io” era la parola d’ordine. Guai a disobbedire alla figura del padre-padrone. Una società di questo tipo era una società patriarcale, oggigiorno questo modello di famiglia per fortuna è stato completamente destrutturato e smantellato. Sociologicamente, è così in linea di massima.
Il conflitto con i padri
Il conflitto con i padri o meglio la resa dei conti ha avuto il suo inizio alla fine degli anni ’60. Il modello patriarcale si è sgretolato. La figura paterna, autoritaria e violenta è stata accantonata, marginalizzata e processata. La cultura ha vinto sull’arroganza, sulla violenza, sulla forza più bruta. Il sistema legislativo si è adeguato ai cambiamenti sociali. L’emancipazione femminile, la rivoluzione culturale con l’affermazione della cultura capitalistica hanno messo in ginocchio quel padre autoritario. Tranne rare eccezioni quel modello di famiglia è archiviato. Se ne può recuperare memoria sfogliando i nostri album di famiglia quelli dai bordi ingialliti dal tempo e raffiguranti antenati e paesaggi in bianco-nero.
Dal conflitto all’invidia: padre-figlio
Per tornare a Mitscherlich la società senza padre ha superato il conflitto con il padre, è una società in cui c’è una totale svalutazione del padre, non c’è alcun investimento affettivo. Il modello patriarcale è stato sostituito da quello fatriarcale, non esiste alcuna gerarchia padre-figlio piuttosto il sistema capitalistico con tutte le sue svariate ingiustizie ha esasperato la competitività orizzontale ed ha posizionato sullo stesso livello padre-figlio. Oggi il conflitto principale è nell’invidia del figlio nei confronti del padre che ha avuto molte più opportunità e chance. I padri hanno goduto di tempi economici più floridi. Gli stessi hanno potuto costruirsi un futuro, una famiglia, un reddito. I figli hanno perso diritti, lavoro e sono costretti a vivere in un precariato affettivo che marginalizza la figura del padre, la indebolisce ogni giorno di più. Il padre è sostituibile. In alcuni casi, c’è chi rivendica l’inutilità del padre anche da un punto di vista fecondativo. Per il sistema economico il padre diventa anche un concorrente sul mercato del lavoro rappresenta un agente scomodo da sopprimere, da rottamare o emarginare.
Questa spaccatura generazionale è sempre più evidente
D’altronde non siamo eredi dei valori dei nostri padri ma non siamo neanche intenzionati a lasciare eredi. Una generazione senza eredi, è una generazione senza figli. E dove ci sono i figli, questi sono costretti a partire per cercare lavoro, per cambiare orizzonte. La denatalità e l’immigrazione, sono manifestazioni lampati di quanto ho descritto sopra. Ogni vita va per sé. Ogni vita è scollegata da quel passato. I nostri figli si sentono figli del loro tempo, non dei loro genitori, dei loro paesi d’origine. Non a caso si interrompono tradizioni, saperi e pratiche antiche.
La tradizione perde ogni significato. Il mercato accontenta ogni desiderio creando nuove dipendenze che arricchiscono pochi e impoveriscono i più. Ad affermare questa tesi c’è anche il filosofo Marcello Veneziani, rispetto al tema in questione ci va giù duro, scrivendo: “Per la prima volta nella storia dell’umanità, o almeno della storia a noi nota, viviamo in un’epoca senza eredi. O quantomeno è la prima a non riconoscere alcuna eredità come valore da custodire e da trasmettere…. Dopo di noi nessuno continuerà la nostra opera, nessuno salverà qualcosa della nostra eredità; non lasceremo tracce, tutto sarà cancellato dall’acqua e dal vento. L’acqua dell’oblio che cancella ogni orma e il vento della rimozione che spazza ogni cosa. È il coerente epilogo di una società senza padre, poi diventata società senza figli, una società parricida e infanticida, all’insegna delle orfanità elettive”.
Breve conclusione
Ma attenzione l’uomo non è, l’uomo diventa, a differenza degli altri animali l’uomo ha bisogno di essere educato per sapere come difendersi e come amare. L’uomo ha bisogno di un padre e di una madre. Di conseguenza non dovremmo aspirare a sopprimere il vecchio con il nuovo, piuttosto si dovrebbe ragionare su come integrare, immedesimarci e ricordare i nostri padri.