unPoetanTOUR: “rimario” di un giro per l’Italia, regalando poesie di Luca Corradi
Luca Corradi,ha 44 anni, veronese ma oggi vive a Treviso, ex giornalista radiofonico, da sempre attivo come educatore nella scuola calcio e da qualche anno anche nella scuola, prima pubblica e poi parentale. È un coach vibrazionale specializzato nel settore bambini. Ho pubblicato due libri, “Lettere Comete – poesie per bambini anche interiori” e “unPoetanTour – rimario di un giro per l’Italia regalando poesie”.
Luca Corradi e il suo viaggio interiore, raccontato in “un PoetanTour”
L’arte del viaggiare è da sempre un archetipo significativo: migrare, mettersi in movimento, esplorare, entrare in contatto, procedere, giungere e ritornare. Esistono vari tipi di viaggiatori, c’è chi viaggia per affari, chi desidera scoprire paesaggi e opere d’arte e c’è chi sceglie di viaggiare con il cuore, alla ricerca di se stesso.
È un po’ quello che ha fatto Luca, decidendo nell’estate del 2023, di viaggiare in lungo e largo per l’Italia a bordo di un Doblò camperizzato.
Domanda:
Prima di continuare con il racconto del rimario. Ti farò una domanda ben precisa:
- Hai mai sognato almeno una volta nella vita di mollare tutto per viaggiare? Se sei qui penso di sì. E lo sai perché?
Semplicemente perché viaggiare è il modo migliore per imparare a conoscere te stessa. Forse hai rimandato questo sogno per svariati motivi ma allo stesso tempo sai bene che viaggiare ha il potere di mostrarti ciò che ti rende davvero felice. E per capire come essere felici, bisogna guardarsi dentro e in alcuni casi è necessario anche lasciarsi ispirare da chi prima di noi ha fatto il suo viaggio emozionale ed è disposto a raccontarcelo così come ha fatto Luca Corradi.
Luca Corradi, 26 giorni di viaggio per scoprire la versione migliore di me stesso
Luca, racconta nel suo libro, i suoi 4.500 km percorsi in giro per l’Italia con il suo Doblò: 30 tappe, 15 Regioni toccate, la sua capacità d’adattamento, gli incontri, le esperienze, gli abbracci e gli infiniti sorrisi ricevuti. Non è un semplice resoconto di quello che fatto. No, è qualcosa di più. All’interno del suo rimario, troverete: riflessioni. Su come è importante fidarsi del proprio istinto, su quanto è importante imparare ad accettare e accettarsi, su quanto sono decisive le relazioni umane durante il nostro viaggio di vita, come scegliere e lasciare andare.
Luca, nel suo “un PoetanTour” ha avuto il coraggio di uscire dalla sua comfort zone, di viaggiare da solo, di testimoniare che non è una cosa impossibile e che non per forza di cose bisogna possedere un budget smisurato per farlo. Inoltre se ti concedi questa possibilità di sicuro scoprirai quanto è bello stare insieme alle altre persone. Non a caso io e Luca siamo concordi su un punto: la versione migliore di te stesso prende forma nel momento in cui ti immergi nella relazione con gli altri.
Intervista a Luca Corradi
Ciao Luca, prima di entrare nel vivo del tuo “rimario”. Puoi soddisfare una mia curiosità… Qual è stata la molla motivazionale che ti ha portato a percorrere 4.500 km da solo in lungo ed in largo in giro per l’Italia?
In realtà sono state una serie di motivazioni che, come spesso accade, sono cambiate e si sono evolute dal momento del primo “concepimento”. L’intento originario era promuovere il mio primo libro, “Lettere Comete – poesie per bambini (anche interiori)”: volevo portarlo in giro per l’Italia e proporlo in varie librerie. A questo si è aggiunta la spinta a rimediare a una sorta di doppio debito, geografico e generazionale: mi sono reso conto che avevo visitato più l’estero che l’Italia e, inoltre, non ero mai stato nella Calabria dei miei nonni materni (mentre ero stato in Canada, a trovare i discendenti dei loro avi emigrati!). Alla fine, la somma di queste motivazioni è stata un serbatoio di benzina che ha trovato la scintilla decisiva nella mia crescita personale, in particolare nel desiderio di fare un’esperienza con me stesso: venivo da un periodo sentimentale impegnativo, da cui era emersa una forte necessità di ritrovare la mia indipendenza affettiva.
Leggendo la tua biografia, sei stato: giornalista radiofonico, educatore di scuola-calcio ed oggi sei un Coach Vibrazionale. Quale di questi ruoli sociali senti più tuo? Da dove nasce la tua passione per la poesia?
Hai detto bene: ruoli sociali. Tutti noi ne abbiamo, ma quanto veramente siamo noi a sceglierli? Quanto invece pressioni, condizionamenti, retaggi famigliari, aspettative esterne? Fare il giornalista mi piaceva molto e l’esperienza in radio resta indimenticabile. Ma stavo mancando il punto, e ho dovuto scavare dentro me stesso per riconoscere e finalmente perseguire le mie due grandi vocazioni, educazioni e scrittura. L’attività di coach vibrazionale è una semplice conseguenza strada facendo: porto agli altri la possibilità che ho avuto io di riconnettermi alla mia parte più autentica. La passione per la poesia nasce dalla passione per la parola. Trovo sbalorditivo quante moltitudini di significati si possano esprimere attraverso la combinazione di un numero ristretto di lettere alfabetiche, così come altrettanto affascinante riconosco sia la reale impossibilità di riuscire, sempre attraverso questi segni grafico-sonori, ad esprimere tutti i significati possibili. Ecco, per me la poesia è sperimentarmi nello spazio fra questi due estremi, ricercando i significati più nascosti delle combinazioni di lettere e parole: così posso illudermi di intrappolare un’emozione in un verso, proprio come un fotografo si illude di catturarla in un’immagine.
Leggendo le prime pagine del tuo “rimario”, esordisci scrivendo: “L’obiettivo è proprio crescere o, se volete, diventare una versione migliore di me stesso. Credo che tutti possiamo farlo, anzi, ci è richiesto”. Per caso in passato non ti piacevi così com’eri? Cosa ti spinge oggi, a ricercare di essere la “versione migliore di te stesso”?
Mi piacevo eccome! Il punto però non è tanto piacersi o meno, quanto avvicinarsi sempre di più alla nostra vera natura. A quarant’anni credevo di avere tutto ed ero soddisfatto di ogni aspetto della mia vita, ma la vita stessa mi ha buttato col sedere a terra e io, con umiltà e soprattutto fede, ho dovuto ammettere che Lei ne sa infinitamente più di me. Mi ero adagiato, mi stavo “accontentando”. In natura tutto ciò che non cresce inizia un declino che lo porta alla morte: non è cattiveria, è saggezza perchè l’Universo è fatto di un meraviglioso equilibrio di energie. Verso dove? L’evoluzione.
Tramite le pagine del mio blog, scrivo di gentilezza e di come costruire una “società gentile”. Leggendo “Un PoetanTOUR” racconti di aver donato le tue poesie ad amici e sconosciuti in giro per l’Italia. Regalare poesie, a mio avviso è un gesto di gentilezza lodevole. Ci puoi raccontare questa esperienza? Quali emozioni ha suscitato in te? Qual è il ricordo più bello?
Amico mio, intanto ti ringrazio: c’è bisogno del contributo di tutti e tu, anche con il tuo blog, evidentemente il tuo lo dai. L’esperienza di scrivere di getto e regalare poesie a sconosciuti è nata così, durante il viaggio: osservavo le persone e cercavo di regalare loro un sorriso se non, perchè no, anche un piccolo spunto di riflessione. L’emozione principale che ho provato è stata la gratitudine incondizionata: avevo l’opportunità di mettere a frutto un mio talento per veder sbocciare sorrisi e magari, chissà, far svoltare una giornata. Di episodi da raccontare ce ne sono tanti: da una ragazza che si è commossa fino alle lacrime a un’altra che stava piangendo davvero, al tavolino di un bar, e mi ha guardato sorpresa. Forse il momento più divertente è stato quando una giovane coppia, credendo che volessi vender loro qualcosa, mi ha ringraziato facendo di no con la mano e si è allontanata col bimbo piccolo, quasi a proteggerlo da me!
A mio avviso le cose migliori che ti possono capitare in un viaggio, sono due: perdersi (senza correre pericoli) e cambiare idea. Sono due aspetti che tratti nel tuo libro, in particolar modo nella poesia “Viaggiatevi”. Cosa ti ha ispirato a scriverla?
Quella poesia racchiude in sé l’intero senso non solo del libro, ma di quel viaggio. Il viaggio stesso è una grande metafora della vita: inizia, ti mette di fronte a esperienze, bivi, scelte, imprevisti, e poi si chiude. Credo però che il viaggio più bello sia proprio quello dentro di noi, dove possiamo perderci e ritrovarci, svoltare e cambiare, in una parola “crescere”: le esperienze servono a cambiarci e, quando le abbiamo attraversate con consapevolezza, vediamo noi stessi e di conseguenza il mondo con occhi diversi.
Il tuo “rimario” descrive i momenti più significativi del tuo viaggio estivo del 2023. Ho appuntato, che eri solito praticare in ogni tappa almeno due “rituali”: 1) giocare con i bambini 2) osservare e viverti la natura in solitudine. È stato un vero e proprio rituale voluto o casuale? Ha ispirato le tue poesie?
Detto che a mio parere il caso non esiste, queste due esperienze sono state semplicemente il frutto del vivermi ogni momento. Il mio bambino interiore è bello vispo e mi permette di entrare facilmente in empatia con le creature più tenere, quelle ancora pure e non ancora dominate dal lato razionale del cervello e dagli schemi sociali. Riguardo la natura in solitudine, come detto è stato uno dei presupposti del viaggio. Nella frenesia della nostra quotidianità è sempre più difficile rimanere connessi con noi stessi e gli altri, se sei da solo davanti al sole che spunta dal mare è più facile. L’ispirazione è la conseguenza: più siamo connessi più i nostri “canali” si aprono, qualsiasi siano l’arte o il talento che siamo portati a esprimere. Per me la poesia è ovunque, un po’ come quando si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda.
Nel tuo libro, provi a comunicare la tua filosofia di vita, incentrata sulla libertà. Mi potresti spiegare la rima contenuta nella poesia “Fai caso”, quando scrivi: “Non fare caso a me, io vivo non alla giornata ma all’occasione colta e non sprecata”?
Il bello della poesia è che risuona diversa a seconda del vissuto di ognuno, del suo vissuto, degli “occhiali” emotivi e spesso inconsci con cui filtra il mondo: di conseguenza un verso non può essere “spiegato”. Certo, ti posso dire cosa significa per me. In questo caso, l’intento era doppio: invitare a non utilizzare me (cioè qualcosa di “esterno” da te) come riferimento per vedere o giudicare il tuo mondo (ma tornare dentro di te); sostituire il detto “vivere alla giornata” con il famoso “carpe diem”, perché ogni istante è un’occasione da cogliere e ringraziare.
Nelle “Conclusioni” descrivi il tuo concetto di Crescita Personale. Puoi spiegarlo anche ai miei lettori?
Per spiegarlo bene dovrei spoilerare molto del libro! Diciamo che, per quanto sto sperimentando io, crescere significa fondamentalmente due cose: riportare esclusivamente a me la responsabilità della mia vita (riducendo le lamentele e smettendo di cercare alibi o motivazioni esterne) e riconoscere in ogni difficoltà un’opportunità di crescita e miglioramento. La fonte della sofferenza umana ha origine dal gap fra chi crediamo di essere (per condizionamenti, esperienze, aspettative, schemi sociali, ferite) e chi invece sentiamo di essere. In altre parole, crescere significa permetterci di diventare chi siamo veramente.
Luca, oltre essere uno scrittore sei anche un Coach Vibrazionale. In che cosa consistono le sezioni di Coaching Vibrazionale?
Rispetto a quello tradizionale (mentale, motivazionale, legato a un obiettivo specifico da raggiungere in un tempo stabilito), il coaching vibrazionale amplia lo spettro di intervento a tutta la parte non visibile ed energetica. Agli strumenti della formazione contemporanea, quindi, unisce pratiche e metodologie ispirate alle saggezze delle tradizioni più antiche. L’obiettivo è accompagnare l’individuo il più possibile verso la sua vera natura, in modo che possa diventare la miglior versione di se stesso e mettersi così al servizio del bene comune. “Il mondo ha bisogno di persone felici”, è scritto nel Piccolo Principe.
Ultima domanda, prima di salutarci. Dove e come ti vedi tra 10 anni?
La mia vita è cambiata moltissimo non solo negli ultimi anni, ma anche all’interno degli anni stessi. Detto questo sono molto felice di ciò che vivo oggi, e fra dieci anni mi vedo ancora più nella pienezza, nella gioia, nella gratitudine. Si raccoglie ciò che più o meno consapevolmente si semina, per questo mi occupo di curare ogni mio giorno come fosse un giardino, annaffiandolo di esperienze, persone e situazioni potenzianti e rimuovendo erbacce che tolgono energia. Sarò ancora più vicino alla mia vera essenza, coinvolto sempre più nei progetti su cui sto puntando (scrittura, educazione, coaching) e condividendo tutto questo con la mia famiglia e le persone che amo. Insomma, altri chilometri del mio “viaggio”.
