Riconoscere la nostra ignoranza

Viviamo all’interno di società altamente tecnologiche in un mondo in cui la conoscenza è ovunque intorno a noi. La mente umana è geniale e stolta, il genere umano è capace di imprese straordinarie. Abbiamo imparato ad addomesticare animali e dominare il fuoco, siamo stati sulla luna ed abbiamo creato prodotti alimentari geneticamente modificati, costruito armi e bombe nucleari. Ci avevate mai pensato? Su questa terra siamo l’unica specie capace di produrre la sua autodistruzione con la forza del suo ingegno.
Negli ultimi secoli il pensiero liberale, ha dipinto gli esseri umani come agenti razionali. Non a caso la stragrande maggioranza delle persone inserite nelle società occidentali ha una fiducia smisurata rispetto al proprio libero arbitrio, siamo immersi all’interno di una cultura liberale in cui siamo convinti che il mercato sia capace di autoregolarsi, il consumatore ha sempre ragione, e che viviamo all’interno di una società meritocratica in cui le nostre scelte condizionano il nostro futuro.

Uomo razionale non decide da solo

Avere la massima fiducia nella razionalità umana è un errore, gli esperti di psicologia comportamentale hanno dimostrato che quasi la totalità delle nostre decisioni avvengono attraverso delle scorciatoie euristiche anziché sulla base di scelte razionali.
Cercheremo in questa sede di sfatare il mito della razionalità e dell’individualità dell’individuo. Harari, Yuval Noah, in 21 Lezioni per il XXI secolo afferma “Gli uomini raramente pensano con la propria testa. Piuttosto pensiamo in gruppi. Proprio come occorre una tribù per allevare un bambino, così occorre una tribù per inventare uno strumento, per risolvere un conflitto o curare una malattia. Nessun individuo possiede tutte le conoscenze necessarie per edificare una cattedrale, una bomba atomica o un aeroplano. Quello che ha dato a Homo sapiens un vantaggio su tutti gli altri animali e ci ha trasformati nei padroni del pianeta non è stata la nostra razionalità individuale, ma la nostra incomparabile capacità di pensare collettivamente in gruppi estesi”.

I limiti della conoscenza

Le persone fanno fatica ad ammettere i propri limiti, e allo stesso tempo ad ammettere la propria ignoranza, la società complessa all’interno della quale siamo immersi ci permette di vivere in ambienti in cui la nostra presunzione di conoscenza è costantemente rafforzata e raramente verificata. Sappiamo molto meno di quanto immaginiamo di sapere, nonostante i nostri titoli e studi specialistici, ogni singolo uomo anche il più istruito possiede un livello di conoscenza limitato. La mente umana non è un computer dotato di una grande memoria. La mente umana estrae solo le informazioni più utili per guidare le sue decisioni di conseguenza gli umani immagazzinano solo porche informazioni necessarie per sopravvivere in questo mondo.
Per comprendere meglio questo concetto, ci affidiamo alle parole di Steven Sloman, che nel
libro l’Illusione della conoscenza: perché non pensiamo mai da soli, dice “Le persone sono come le api e
la società è simile ad un alveare: la nostra intelligenza non risiede nei singoli cervelli, bensì nella mente
collettiva. Per operare gli individui non si basano solo sulla conoscenza immagazzinata all’interno dei
propri crani, ma anche della conoscenza contenuta altrove: nei nostri corpi, nell’ambiente e, soprattutto,
nelle nostre persone. Nel suo complesso il pensiero umano è incredibilmente impressionante. Ma si tratta
di un prodotto di una comunità, non di qualsiasi individuo da solo”
.
Steven Sloman e Philip Fernbach, hanno dimostrato come la maggior parte delle persone
sia incapace di svolgere compiti ritenuti il più delle volte semplici, e da bravi psicologi
evolutivi hanno dimostrato che sappiamo molto meno di quanto immaginiamo.
I due psicologi hanno condotto un esperimento, in cui chiedevano a più soggetti di
spiegare tecnicamente il funzionamento di una semplice cerniera. Gli intervistati
ritenevano di essere sicuri di poter fornire ogni tipo di risposta sul funzionamento di una
cerniera, ed invece quando è stato chiesto loro di descriverne nel modo più dettagliato
possibile le varie fasi del funzionamento la maggior parte di loro non era capace di fornire
una valida spiegazione. Tutto ciò conferma, la nostra presunzione di sapere, perché consideriamo la
conoscenza degli altri come se fosse la nostra.
Questa è l’illusione della conoscenza , pensiamo
di sapere molto anche se individualmente sappiamo molto poco, perché trattiamo la
conoscenza della mente degli altri come se fosse la nostra, questo non è necessariamente
un male, la nostra dipendenza dal pensiero di gruppo ci ha reso padroni del mondo,
l’illusione della conoscenza ci permette di affrontare la vita senza essere intrappolati in uno
sforzo impossibile di capire tutto da soli. In un’ottica evolutiva, illusione della conoscenza
ha funzionato alla perfezione per Homo Sapiens, tuttavia nell’epoca moderna ha i suoi lati
negativi.

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Francesco Sassano

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