Vuoi una soluzione o vuoi lamentarti?

Quando qualcosa non funziona nella nostra vita è facile cadere nella commiserazione di noi stessi, e, il modo più facile per convincerci di essere dalla parte della ragione è utilizzare la lamentela come strumento per non guardare dentro di noi. Come ha detto Papa Francesco: “Molti soffrono perché non sanno che cosa vogliono dalla propria vita” prosegue dicendo: “probabilmente non hanno mai preso contatto con i loro desideri profondi”.

Diciamo le cose così come stanno: a tutti piace lamentarsi. In quel momento il cosiddetto “sfogo” con un amico o parente, ci dà apparentemente uno stato di benessere. Maggiormente quando troviamo anche un interlocutore accondiscendente rischiamo di essere un vero e proprio fiume in piena di rabbia, rancore e invidia.

Il punto è questo: tutto questo ci fa bene? La risposta è decisamente: “No, lamentarsi ha un effetto distruttivo sulla mente umana. La lamentela è gravemente dannosa per il tuo benessere e per quello degli altri. Potremmo dire in altri termini, è come uno spargimento di veleno dentro di sé e per chi ci è più prossimo”. Forse la migliore cosa da fare quando siamo particolarmente agitati è fermarsi a parlare con noi stessi è chiedersi: “Vuoi una soluzione o vuoi lamentarti?”

Il lamento distrugge non costruisce

In natura ci sono due condizione dove è lecito lamentarsi: dolore e paura.

Un bambino ha tutto il diritto di lamentarsi, quando i suoi bisogni primari non vengono soddisfatti, prova a richiamare l’attenzione dei suoi genitori attraverso il pianto.

Un animale ferito prova a richiamare in tutti i modi possibili l’attenzione del suo branco per non restare in balia di possibili predatori.

Siamo tutti d’accordo su un punto, i bambini hanno bisogno di vocalizzare attraverso il pianto il loro disagio è compito di noi adulti intercettarne il messaggio nascosto. A differenza, le lamentele di un adulto sono da accogliere in minima parte. Il lamento distrugge non costruisce, ci distrugge dentro e non costruisce fuori di noi.

La sofferenza di chi si lamenta

La mente proietta continuamente dentro di noi scenari diversi ed impossibili.

La menta “ansiosa e depressa” in particolar modo ama “viaggiare nel futuro” oppure “tornare nel passato” il risultato finale è quasi sempre la sofferenza.

La mente soffre perché cerca di capire cosa sarebbe potuto succedere se fossimo saliti su quel treno, se ci fossimo trasferiti in quella città, se avessimo continuato gli studi.

L’uomo è dotato di una grandissima immaginazione, e queste linee temporali del tutto inesistenti ed impossibili da realizzare sono la causa di una sofferenza interiore difficile da gestire in alcune occasioni della nostra vita.

Un bicchiere non “cade” dal tavolo per puro caso: cade perché è stato posizionato su un piano inclinato, cade perché qualcuno inavvertitamente ha spostato il modo maldestro il tavolo, cade perché il tavolo è montato male o cade e si fa in mille pezzi per colpa di un terremoto improvviso che devasta e distrugge intera casa.

Ho fatto questo esempio per farti comprendere quanti variabili possono entrare in gioco, quanti possibili fattori, piccoli o grandi possono condizionare la caduta di un bicchiere da un semplice tavolo.

Allo stesso modo, le condizioni che hanno creato le tue scelte di vita sono influenzate da migliaia di fattori diversi e l’insieme fa la somma.

Sono pienamente d’accordo con il pensiero di Angela Rivoli, quando nel suo manuale “Come smettere di pensare troppo” scrive: “Non esiste un “se avessi fatto altro” o “se avessi scelto diversamente” perché in quel momento le cause che ci hanno coinvolto erano diverse. La lezione, quindi, è che non esiste alternativa alle scelte passate si può solo tentare di fare del proprio meglio con quello che si ha a disposizione”.

Come ho avuto modo di scrivere in uno dei miei articoli rispetto al Piano B, nel momento in cui ho intenzione di cambiare posso provare a capire se l’alternativa che mi passa per la testa è realizzabile o no. In caso positivo, qualora il cambiamento fosse attuabile, per forza di cosa dovrò accollarmi anche il carico emotivo, è una mia scelta e di conseguenza è una mia responsabilità percorrere questa nuova alternativa in quanto solo una scelta consapevole ci conduce verso la strada della felicità e della liberazione dalla mente ossessiva.

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Francesco Sassano

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