“La bestia francese” di Fabrizio Schiraga: horror, alchimia e follia nella Londra oscura dell’Ottocento

Esistono storie che nascono da un dubbio.
E nel caso de “La bestia francese” di Fabrizio Schiraga, il dubbio è tanto semplice quanto inquietante: il male ha davvero un volto?

 

Prima ancora di entrare dentro la storia, incuriosito dal titolo, sono andato a cercare informazioni sulla cosiddetta “Bestia del Gévaudan”, una delle leggende più oscure della Francia del Settecento. E quello che emerge dalla storia reale è già di per sé disturbante: tra il 1764 e il 1767, nelle campagne francesi, un animale mai identificato con certezza avrebbe ucciso oltre cento persone. Testimoni che parlavano di una creatura simile a un lupo gigantesco, altri a una iena, altri ancora a qualcosa di sovrannaturale. Una presenza feroce, quasi immortale, che terrorizzò un’intera popolazione.

 

Ed è inevitabile chiedersi: quanto di quella leggenda ha influenzato Fabrizio Schiraga?

 

Glielo chiederemo nella nostra intervista.

 

Un horror gotico tra follia, sangue e società segrete

Con “La bestia francese”, Schiraga costruisce un immaginario cupo, sporco, quasi viscerale.
La Londra del 1800 che descrive non è elegante né romantica: è una città fangosa, corrotta, intrisa di paura e superstizione.

 

L’autore ci porta dentro un’epoca dominata dall’instabilità, anche politica. Sullo sfondo aleggia la figura di Re Giorgio III, storicamente noto per i suoi disturbi mentali legati, secondo molte ipotesi, alla porfiria: una rara malattia metabolica capace di provocare allucinazioni, confusione e alterazioni comportamentali.

 

Un dettaglio che Schiraga sembra conoscere molto bene.
E chi leggerà il romanzo comprenderà perché la follia, in questa storia, non è solo un elemento narrativo: è una porta aperta sull’abisso.

 

Sir John Siverlin: il protagonista che non vuole essere salvato

Il protagonista del romanzo è Sir John Siverlin, aristocratico tormentato e autodistruttivo.
Non è il classico eroe puro e coraggioso. Anzi.

 

John beve, fuma oppio, vive immerso nelle proprie allucinazioni ed è seguito dal Dottor Grall, figura enigmatica che sembra muoversi sul confine tra medicina e manipolazione mentale.

 

Mentre Londra viene sconvolta da una serie di omicidi brutali, iniziano a diffondersi voci su una creatura diabolica arrivata dalla Francia. Un essere feroce, accusato di massacrare innocenti e mutilarne i corpi.

 

Ed è qui che il romanzo cambia ritmo.

 

Sir John entra infatti in contatto con una società segreta guidata dal misterioso Mr. White, un ordine occulto che gli affida una missione: eliminare la Bestia Francese.

 

Ma Schiraga è bravo a spostare continuamente il confine tra caccia e ossessione.

 

Perché John non combatte soltanto un mostro esterno.
Combatte soprattutto il caos che si porta dentro.

 

Un romanzo che parla anche dell’oscurità umana

Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui l’autore utilizza simboli, rituali, alchimia e dimensione esoterica non come semplici decorazioni horror, ma come strumenti psicologici.

 

La caccia alla Bestia diventa una discesa nell’inferno personale del protagonista.

 

C’è una frase che sembra attraversare tutto il romanzo:

“Forgiare il proprio inferno.”

 

Non siamo davanti soltanto a una storia di sangue e creature mostruose.
Siamo davanti a un racconto che parla della dipendenza, della perdita di controllo, della fascinazione verso il male e del rischio di diventare ciò che si sta cercando di distruggere.

 


Un paragone letterario: tra “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde” e “Sleepy Hollow”

Per atmosfera e costruzione psicologica, “La bestia francese” richiama opere come Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde.
Anche qui, infatti, il mostro non è soltanto una presenza fisica: è una deformazione dell’animo umano.

 

Allo stesso tempo, il romanzo ricorda le atmosfere gotiche di Sleepy Hollow: nebbia, superstizione, omicidi rituali, simbolismi oscuri e una costante tensione tra razionalità e soprannaturale.

 

Ma Fabrizio Schiraga cerca una propria strada, soprattutto quando costruisce l’universo esoterico legato alla società segreta e ai viaggi astrali.

Per essere un’opera prima, è un inizio interessante.

 

 

Intervista a Fabrizio Schiraga

 

 

Quanto ti ha influenzato realmente la leggenda della Bestia del Gévaudan nella costruzione del romanzo?

La leggenda della Bestia del Gévaudan è stata il punto di partenza, ma non il vero centro del romanzo. Mi interessava soprattutto il senso di paura collettiva che quella storia porta con sé: un’intera popolazione che vive nel terrore di qualcosa che forse è un animale, forse un uomo, forse qualcosa di ancora peggiore. Ho cercato di prendere quella inquietudine storica e trasformarla in qualcosa di più grande e universale. Nel mio romanzo la Bestia non è soltanto una creatura: è il riflesso della violenza umana, della superstizione e della decadenza spirituale.

 

Sir John Siverlin è soltanto un personaggio immaginario o rappresenta una metafora della distruzione interiore?

Sir John Siverlin è entrambe le cose. Da una parte è un personaggio reale all’interno della storia, con il suo passato, le sue ossessioni e i suoi errori. Dall’altra rappresenta anche la distruzione interiore dell’essere umano. È un uomo che combatte continuamente contro sé stesso, contro i propri ricordi e contro il vuoto che sente dentro. Mi interessava creare un protagonista che non fosse un eroe classico, ma qualcuno già spezzato prima ancora dell’inizio del viaggio.

 

Nel libro la follia sembra avere un ruolo centrale: pensi che il vero mostro sia mentale prima ancora che fisico?

Assolutamente sì. Credo che il mostro fisico sia solo la parte visibile di qualcosa di molto più profondo. La vera paura nasce quando la mente inizia a cedere, quando non riesci più a distinguere la realtà dall’incubo. Nei miei racconti il soprannaturale spesso serve proprio a questo: mostrare quanto fragile sia la mente umana davanti al dolore, alla colpa e all’ossessione. La follia è il momento in cui l’uomo smette di conoscersi davvero.

 

La società segreta guidata da Mr. White nasconde riferimenti storici o simbolici reali?

Sì, ci sono diversi riferimenti storici e simbolici, anche se non volevo creare una semplice copia di società realmente esistite. Mi affascinano molto le organizzazioni occulte, le logge, i culti esoterici e il modo in cui il potere si nasconde dietro simboli e rituali. Mr. White rappresenta proprio questo: una figura che attraversa la storia come un’ombra, manipolando persone e tragedie. Molti elementi del romanzo sono ispirati a paure reali dell’umanità, ma trasformate in qualcosa di più oscuro e quasi cosmico.

 

Se dovessi descrivere “La bestia francese” con una sola frase, quale sarebbe?

“Un viaggio dentro la fame dell’uomo, dove il vero mostro non smette mai di avere un volto umano.”

 

Prima di salutarci: quali sono i tuoi progetti futuri? Stai già lavorando a un nuovo romanzo o a nuovi sviluppi legati a questo universo narrativo?

Sì, sto già lavorando a nuovi progetti legati a questo universo narrativo. Mi interessa creare una mitologia sempre più ampia, collegando epoche storiche diverse, personaggi perduti e orrori che attraversano il tempo. Sto approfondendo soprattutto il lato cosmico e psicologico della storia, cercando di unire horror storico, follia e simbolismo. Inoltre sto lavorando anche ad altri progetti dark fantasy e horror che condividono lo stesso tono decadente e nichilista che amo raccontare.

 

Conclusione

La bestia francese si colloca all’interno di un immaginario gotico contemporaneo che utilizza il soprannaturale come strumento di esplorazione psicologica.

La narrazione costruisce un universo in cui la distinzione tra realtà e percezione, tra umano e mostruoso, rimane costantemente instabile.

 

Il punto centrale dell’opera non è la ricerca della Bestia, ma la progressiva trasformazione di chi la insegue.

Una domanda rimane sospesa lungo tutto il romanzo: il male è una presenza esterna o una costruzione interna della coscienza?

 

Per chi è interessato a narrativa gotica, horror psicologico e simbolismo, il romanzo rappresenta un’esperienza immersiva in un universo narrativo denso e stratificato.

 

 

 

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